Fantômas – Delirium Cordia

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Tornare e stupire, una volta ancora.
Sembrava quasi impossibile dopo due indescrivibili album, eppure la premiata ditta Fantomas è riuscita ancora a lasciarci senza parole. Non erano bastati loro i folli e disturbanti deliri dell’omonimo debut, né le disarmoniche e cinematografiche melodie del pluriacclamato “The Director’s Cut”: ecco allora che Mike, Buzz, Dave e Trevor son riusciti in questo tempo a fare quel che sembrava impossibile, ad attuare una sintesi perfetta dei due album dando vita a qualcosa di ancor più folle e indescrivibile. Qui, in “Delirium Cordia”, melodie, sperimentazioni e rumore si fondono alla perfezione regalandoci una traccia unica di un’ora e 14 minuti.
Una traccia che è una colonna sonora vera e propria: sì, i Fantomas si sono letteralmente superati e “Delirium Cordia” è il loro personalissimo “film in musica”, la loro variazione sul tema della follia più frenetica.
Un concept – “SVRGICAL SOVND SPECIMENS FROM THE MVSEVM OF SKIN” – che colpisce duro sotto ogni aspetto, sia con le diverse musiche unite come i vari pezzi che diedero vita alla creatura di Frankenstein, che con le raccapriccianti immagini del booklet contenenti dettagli di operazioni chirurgiche: sembra proprio che Patton e soci si divertano nel ruolo dei medici psicopatici, sottoponendo il loro sfortunato paziente a un’interminabile serie di operazioni/tortura dopo le quali ben difficilmente rimarrà lo stesso. Quel malcapitato paziente è la musica, e l’ascoltatore è qui coinvolto nel ruolo di sadico voyeur il quale non ha che due alternative: o rimanere a contemplare con piacere e raccapriccio questa sublime, violenta opera di dismembramento, o fuggire disperato verso lidi più tranquilli, sperando di non incontrare mai più questi assassini lungo la propria strada.
Sull’album in sé non dirò altro, non solo per la difficoltà a trovare parole abbastanza delucidanti: alla luce della portata visionaria ed emotiva di quest’opera mi sembrerebbe di raccontarvi trama e finale di un ottimo film horror, rovinandovi solo lo spettacolo. Consentitemi solo di dirvi che la band è in stato di grazia, “Delirium Cordia” per ricchezza di suoni, campionamenti, repentini cambiamenti e variazioni sul tema è sicuramente il miglior album realizzato da questi folli musicisti, che piantano un’altra pietra miliare nell’ambito della musica estrema: l’emotività dell’ambient più tetra, l’inquietudine e gli shock che solo l’industrial migliore è in grado di darci, l’adrenalina e il disgusto delle peggiori varianti di grindcore e crust, è tutto qui dentro, in questi 55 minuti più 20 di bonus… col suono di un vinile che gira senza più suonare.
Un autentico elogio della follia in musica, difficile, impossibile da capire a fondo, razionale e irrazionale al tempo stesso. Detto questo non resta altro se non il dover scegliere se affrontare con coraggio un “Delirium Cordia” che è sì un capolavoro assoluto ma pretende molta apertura dall’orecchio e dalla mente dell’ascoltatore: personalmente mi sento di consigliare questa release ai soli appassionati di musica estrema o sperimentale, in quanto le sue melodie distorte e le diverse e frequenti aggressioni sonore difficilmente risulteranno comprensibili e gradite a chi ascolta tutt’altro genere.
Se invece decidete in ogni caso di affrontare questo salto nel buio, non dite che non vi avevamo avvisati.