La Quarta Via – Il suono delle ombre

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Si presentano bene i “La quarta via”, gruppo livornese attivo da qualche anno con buoni riscontri un po’ in tutta Italia. Un cd “ufficiale”, etichetta discografica e distribuzione alle spalle (senz’altro meglio di quanto il 99% degli artisti underground italiani possano permettersi anche nei loro sogni più rosei) un buon plico di commenti e notizie intorno ad un gruppo che pare muovere anche un discreto numero di fans, come ad esempio in occasione di un concerto in un locale Perugino al quale assistemmo lo scorso anno.
Purtroppo tutte queste premesse non fanno che acuire il senso di delusione che ci ha colti all’ascolto delle 10 tracce. Per carità, la band suona compatta e grintosa, probabilmente grazie ad un buon curriculum di live…
ma il primo elemento che suona a discapito di un disco promosso in tal modo è la scarsa qualità delle riprese, evidente in alcune traccie (Esoterica) e scelte di missaggio che non ci trovano sempre d’accordo (siamo, per carità, nel campo del soggettivo).
Già la proposta musicale del gruppo è molto referenziale: vedere in proposito i Litfiba anni 90 ed i Timoria della prima era; un trattamento sonoro “piatto”, molto incanalato nell “aureo trattamento delle orecchie” che predica il mainstream, non fa che accentuare il lato scontato della loro proposta musicale, e cioè gli arrangiamenti, la scelta di suoni che suonano tanto “preset” (specialmente chitarre e tastiera – buono il basso) ed una voce che, ben impostata, non riesce a staccarsi da un’interpretazione monocorde, che trova punti di resa ottimale nei brani di atmosfera come L’autunno di Ester, ma risulta stucchevole alla lunga.
Sicuramente il lato migliore del prodotto è la scrittura, intesa come combinazione testo/musica. Con tutto il dovuto rispetto per chi comunque si sbatte per fare la sua musica, sarebbe auspicabile una maturazione in chiave più obliqua.
I “La quarta via” peccano insomma di originalità, e un disco di 10 brani mette a nudo questo loro aspetto, che invece nei 2 episodi secondo noi riusciti del disco (Dietro il muro del pianto e La follia delle streghe) era stato brillantemente superato. Mi direte: da che pulpito viene la predica. Avete ragione. Ma se per una volta può valere il consiglio di uno che la musica la vive in prima persona, allora sarebbe meglio fare un passo indietro sulla scala dell’autocelebrazione ed uno in avanti su quella dell’umiltà (e la sensazione leggendo le bio del gruppo è che ce ne sia bisogno) e cercare di lavorare sugli aspetti potenzialmente positivi che i La Quarta Via dimostrano di avere.
In attesa di essere felicemente smentito dai prossimi episodi… buon lavoro!