Death Angel – Act III

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Uno dei prodotti migliori del thrash della Bay Area furono i Death Angel: giovanissimi, si imposero sulle scene grazie all’appoggio di Kirk Hammett e alla pubblicazione di un album entrato nella storia, il velocissimo e micidiale “The Ultra Violence”, destinato a fare nella storia del genere così come gli alti studio album della band. Liquidarli al ruolo di “bambini prodigio” però non è il caso, i Death Angel fin da giovani – avevano un’età media di circa 14 anni alla pubblicazione del debut nel 1987 – hanno dimostrato di avere un gran manico e l’elevato livello della loro discografia è lì a testimoniarlo.
Come? Sì è vero, i loro album sono stati irreperibili per parecchio ma qualcuno alla Geffen ha finalmente deciso di metterci una pezza ed ecco qua le nuove edizioni di “The Ultra Violence”, “Frolic through the Park” e l’ultimo che vi stiamo per recensire “Act III”.
È questo un album assai particolare, da iscrivere in quel filone di thrash “colto” rappresentato da band come Coroner, i quasi omonimi Dark Angel o Testament del periodo di “The Ritual”, ma non per questo meno d’impatto: già l’attacco con “Seemingly endless time” ci preannuncia le coordinate dell’album, thrash potente, non eccessivamente veloce e basato su un continua alternarsi fra sfuriate e parti d’atmosfera più lente. Una combinazione che si esprime in maniera ancora migliore in “Stop”, secondo brano in scaletta e perfetto esempio di thrash suonato e ragionato ma capace allo stesso tempo di scatenare l’ascoltatore con gli asssoli al fulmicotone dell’ottimo Robert Cavestany e il drumming assassino di Andrei Galeon, semplicemente disumano a dettare il ritmo di questo pezzo micidiale.
L’album rallenta drasticamente con “Veil of Deception”, semplice ma allo stesso tempo intensa ballata per chitarra acustica ed elettrica in cui Mark canta accompagnato dagli altri in coro nel ritornello; “The Organization” invece sorprende l’ascoltatore con il suo attacco fulmineo e la velocità in netto contrasto con la ballata precedente, un pezzo puramente thrash/speed con riff ancora una volta vari ed esplosivi!
Sconvolgente è invece “Discontinued”, un pezzo semplicemente crossover! Riff metal coniugati a ritmiche di basso ipersincopato e batteria semplicemente funky, in puro stile Red Hot Chili Peppers o dei migliori Faith no More; sicuramente la canzone più particolare dell’intero album, quella che meglio ci mostra la genialità e l’abilità di questi musicisti capaci già giovanissimi di oltrepassare i limiti imposti dal loro genere.
Con “A Room with a View” i nostri ci ripropongono invece un’altra malinconica e spettacolare ballata semiacustica, più semplice nell’arpeggio della precedente ma ancor più intensa sia nei testi – ad ogni modo sempre di elevata fattura nell’album – sia nelle musiche, con un attacco di chitarra elettrica e conseguente assolo da brivido.
Una breve introduzione sembra annunciare un’altra song semiacustica, ma non è così: “Stagnant” si rivela presto come la song dai riff più massicci dell’intero album, è proprio il caso di definirlo il pezzo più incazzato di “Act III”, nel quale ritroviamo ancora qualche intermezzo di matrice crossover, anche se non dominante come in “Discontinued”. “Ex-Tc” è invece la traccia più legata al thrash canonico, la più “ordinaria” se vogliamo ma è un’altra sogn perfettamente riuscita che non sminuisce certo l’intero album; una breve intro di basso ci conduce in “Disturbing the peace”, in cui il ritmo dell’album viene drasticamente accelerato da riff e drumming assassini, quelli che spazzano letteralmente via tutto e tutti!
Un carillon intona una ninna nanna in “Falling asleep”, altro esempio di thrash ragionato e improntato su atmosfere e tecnica che nelle chitarre mi ha ricordato molto da vicino i Dark Angel che sfuma nuovamente nelle note del carillon, segnando la fine del terzo atto della band ispanico-americana.
Non c’è molto da dire in definitiva: un disco di culto per gli amanti del vero thrash nuovamente disponibile nei negozi, un’occasione da non perdere per costoro. In attesa di vedere cosa saprà regalarci la band nel suo annunciato come-back, i nostri sono già al lavoro e hanno mostrato nel tour dell’anno scorso di avere ancora molto da dire, anche grazia alla loro ancora giovane età. Che arrivi il momento della consacrazione dopo anni di silenzio? Vedremo, intanto iniziamo pure a goderci i loro vecchi lavori.