Shine – No Memories Found

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Gli Shine sono Pablo, Stefano e Alessio, vengono da Roma, si sono formati e suonano insieme dal 2000 e questo è il loro terzo demo autoprodotto, “No Memories Found”.
Gli Shine è il classico gruppo nel quale i paragoni non sono imbarazzanti, dove finalmente si può parlare di influenze rielaborate e non di mero “già sentito”.
La loro proposta musicale è influenzata fortemente da Jeff Buckley e da un lontano Robert Smith, specialmente nel modo di cantare, ma rielaborato in veste molto più leggera, più soffice, delicata, in contorni a volte sfumati, una rievocazione in chiave indie pop melodica della sua emozionalità.
Il disco, ed è importante sottolinearlo, nella produzione e nel mixaggio, è molto ben curato, i suoni sono limpidi e riconoscibili, basso, batteria, chitarra e voce perfettamente bilanciati tra loro. E questo non è da poco, in quanto le produzioni indipendenti di solito non brillano di certo per pulizia o cura sonora.
Il demo si apre con “Your Skin”, soffice ballad elettrica, che alterna momenti puliti a piccoli sfoghi elettrici, attimi di progressioni chitarristiche, con la voce, in lingua inglese, ad accompagnare ogni accordo e arpeggio, sostendosi sulla trama degli strumenti, per continuare con “I’m Am The King”, pezzo più vicino forse per la cadenza vocale agli sfoghi emotivi vocali di Buckley, con un buonissimo lavoro di basso, mai scontato e con vita propria, non relegato a semplice accompagnamento su accordi e un’apertura rumoristica finale di chitarra che lentamente innalza il climax della canzone accompagnata dalla voce, portandola all’apice e conseguentemente alla fine.
“What’s Left Behind” si apre con un intuitivo 3/4 per poi lasciarsi andare alle atmosfere sognati nel quale è immerso questo demo e devo dire che è quella che mi ha colpito di più dell’intero lavoro, nella quale emerge il lato più personale del gruppo, con buone scelte dei tempi, di suoni e un buon piccolo assolo a spezzare il brano; si sentono ancora qui echi di Cure nella voce, accompagnata sempre da “scalate strumentistiche”. Il lavoro si chiude infine con “Winter Song”, morbida canzone adatissima a far finire questo lavoro senza farlo sfigurare o calare di tono, sempre con un lavoro accurato di basso e una ricerca melodica e armoniosa ben curata.
Un lavoro soffice questo degli Shine, un disco godibile dalla prima all’ultima nota, un disco che sa accompagnare, elegante, ispirato, melodico e prima di tutto non scontato nelle sue quattro composizioni, umili. Si, umili è forse la parola più giusta.
Sarei curioso di ascoltare un loro lavoro più lungo, con più tracce, sicuro del fatto che la loro proposta, come si deduce dal demo, non stancherebbe di certo, e curata com’è, non può far altro che migliorare.

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