Joss Stone – The Soul Sessions

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

E’ brava, giovane e di una bellezza davvero incantevole, tutte le credenziali per la nascita di una nuova stella ci sono. No, non sto parlando dell’ennesima sensation girl made in MTV, ma di una diciassettenne biondina inglese che si è fatta notare per le sue ottime doti di cantante soul ancor prima che della sua avvenenza. Il suo nome? Joss Stone, e tenetelo bene a mente perché il suo album d’esordio “The Soul Sessions” è già una delle uscite più sensazionali dell’album.
La qualità dell’album è già segnalata dalla gente illustre coinvolta in fase di produzione: abbiamo gli afroamericani the Roots, una delle realtà più interessanti e dotate della scena americana che l’anno scorso hanno ottenuto un meritato successo con “Phrenology”, e il cui tocco si sente nel gradevolissimo primo single “Fell in Love with a Boy”, cover dei White Stripes che sta scalando le classifiche di mezzo mondo; ma abbiamo anche gente Betty Wright, dotata singer già al lavoro negli anni ’80 con Michael Jackson e Stewie Wonder, e i suoi “colleghi” del Miami sound anni ’70 Little Beaver e Benny Latimore (con cui incise un album, “Party down”), e tanti altri nomi ancora, che in un certo senso spiegano come possa una ragazza inglese riuscire a far suoi in maniera così perfetta alcuni classici del soul.
Ma non si tratta solo di meriti di produzione: uno staff del genere non è certo roba per il primo arrivato e la nostra Joss dimostra in tutto l’album di meritarsi tutte queste attenzioni. La sua voce è semplicemente perfetta, forse un po’ acerba a tratti ma è solo una questione di giovane età: ancor più che le sue spiccate doti colpisce la maturità con cui riesce a interpretare questi pezzi, donando loro un’intensità e una sensualità incredibili.
Oltre al single, che è sicuramente il brano più catchy di queste sessions, c’è molta sostanza in quest’album, i brani presentati proprio per il loro status di classici si lasciano ascoltare che è un piacere e la voce di Joss unita ai preziosi riarrangiamenti è uno spettacolo. Basti pensare a brani come “The Chokin’ Kind”, classico di Harland Howard in cui la nostra riesce ad esprimere una soave delicatezza, o alla sbarazzina “Super Duper Love”, tanto orecchiabile quanto raffinata, o la romanticissima “Victim of a foolish heart”, pezzo che più soul di così non si può col suo piano e i sensuali cori, coverizzato dalla a me sconosciuta Bettye Swann. Non c’è proprio che dire, la voce di Joss Stone è davvero incantevole, arriviamo alla cover di Laura Lee “Dirty Man” e purtroppo constatiamo di esser già a metà delle sessions. Ma abbiamo ancora altre piacevolissime sorprese: Joss si cimenta con successo in un classico del genere, “Some kind of Wonderful” di John Ellison, uno dei brani simbolo del soul già affrontato da gente come Carole King e Martin Gaye. “I’ve fallen in Love with you” – di Carla Thomas – è forse il momento più stereotipato dell’album ma comunque gradevole, mentre la prima parte di “I had a Dream” in cui la nostra canta con musiche molto soffuse che lasciano spazio alla sua voce, dimostrando definitivamente la sua grande abilità. E a questo punto perché non cimentarsi con qualcosa di più impegnativo? Detto e fatto, ecco servita “All the King’s Horses” di sua maestà Aretha Franklin… e bé forse si è cercato di volare un po’ troppo in alto, non che Joss sfiguri ma si tratta pur sempre di una novellina che si confronta con una vera e propria divinità; la Stone, per quanto brava, non riesce a modulare la sua pur ottima voce e a esaltare come fa la signora Franklin, e francamente non è detto che ci riesca neanche in futuro. Questo paragone però non potrà che far bene a Joss, dopotutto non si smette mai da imparare e lei ne deve fare ancora parecchia di strada per maturare definitivamente, dovrà dimostrare molto ma è davvero fortunata e brava, è giusto ripeterlo, le sue basi sono davvero ottime.
Chiude l’album un altro brano davvero intenso e sensuale, “For the Love of You” dei The Isleys, e possiamo trarre delle conclusioni decisamente positive: ci troviamo di fronte a una ragazza dal talento indiscutibile, deve ancora farne di strada – ribadiamolo – ma con delle doti canore del genere le dovrebbe essere facile affinare ulteriormente la tecnica e le capacità interpretative, le basta solo impegnarsi e non cedere ad eventuali lusinghe dei soliti noti. Questo dovrebbe essere un ulteriore stimolo per Joss, lei ha tutte le carte in regola per restituire notorietà al soul più raffinato e riportare un po’ di qualità nel mainstream, al quale mi sembra comunque destinata.
Attendiamo i futuri sviluppi, intanto godiamoci questo ottimo album, che ha davvero l’unico difetto di esser troppo breve.