Dredg – Catch Without Arms

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Chi ci segue sa quanto i Dredg siano apprezzati da queste parti. Dall’uscita di “El cielo” non si è fatto altro che parlare di come avrebbe suonato il nuovo disco, della direzione stilistica che avrebbe imboccato, se una maggiormente easy, per la conquista del successo su vasta scala, o se al contrario un’ altra maggiormente in linea col loro credo artistico. In fondo non si è fatto altro che parlare di loro, di quanto fossero straordinariamente bravi. Fino al momento in cui si vociferava di un nuovo album in cantiere, con conseguenti preview ascoltate, e alcune voci di corridoio che davano per certo il titolo “Ode to the sun”. Adesso abbiamo le risposte tanto attese. Si chiama “Catch without arms” il nuovo album degli statunitensi Dredg, di nuovo dunque sulle scene dopo il magnifico “El Cielo” di 3 anni fa, senza ombra di dubbio una delle migliori opere alternative degli ultimi anni, un disco la cui formula accattivante, personalissima, di straordinario impatto, ma che sapeva giocare molto anche sull’aspetto emozionale, non ha faticato a conquistare simpatia ed ammirazione da parte di moltissimi appassionati. Difficile, se non impossibile, fare di meglio. I Dredg decidono con questo nuovo album di rendere più accessibile la loro proposta, senza che si alimenti per questo il sospetto di una flessione artistica.“Catch Without Arms” è, per buona pace di tutti, brillante, fresco, dinamico e laddove “El cielo” si mostrava di difficile assimilazione, “Catch Without Arms” sembra invece andare dritto all’obiettivo, attraverso canzoni bellissime, stilisticamente non troppo lontane da certi episodi di “El cielo” e che non snaturano dunque il classico universo sonoro del gruppo. Per dirla in poche parole, su questo disco si assiste ad un incontro felice e quanto mai inaspettato tra eleganza, visceralità e sonorità talvolta al limite dell’hard core, per non parlare di una felicissima riscoperta della forma canzone, arricchita da felicissimi e coinvolgenti riffs, come nel caso di “Bug Eyes”, e di chorus realmente irresistibili. Roba che i Mars Volta si sognano al mattino, nel peggiore dei loro incubi. Le paure ed i timori, che al solito accompagnano l’attesa di un ritorno speciale come questo, scompaiono definitivamente non appena l’opener “Ode to the sun” si insinua caparbiamente nei vostri speaker, attraverso chitarre affilatissime e crescendo dilatati tipicamente “dredgiani”, un rock spinto, una energia adrenalinica che non conosce tregua. Questi sono i Dredg. Sono ancora una volta gli straordinari incroci chitarra – batteria a determinare l’ottima riuscita delle composizioni; sentire ed ascoltare a questo proposito cosa ne vien fuori da un brano fortemente dinamico e colorito come “Bug Eyes”, in cui i Dredg alternano potenza, melodia e asprezza attraverso modi davvero sopraffini. Momenti di maggior lirismo su “Zebraskin” e “Sang Real”, in cui melodie vocali killer si aggireranno a più riprese nella vostra testa. A tal proposito, mi si permetta una breve riflessione: un cantante così splendidamente dotato, sia tecnicamente che artisticamente, è l’arma in più, la vittoria definitiva per un gruppo la cui proposta non è comunque di immediata assimilazione; va da sè che Gavin Hayes sia dunque interprete di prove vocali esaltanti, emozionanti e potenti, a seconda del momento, grazie ad un timbro personale riconoscibilissimo che è già modello per il futuro. Tornando alle canzoni, si apprezzano echi post rock sull’ esordio chitarristico di “Planting Seeds”, brano che si lascia trascinare da un basso pulsante e ben strutturato, fino ad approdare al bellissimo chorus, profondo, emozionale, un abbraccio intenso di suoni incredibilmente avvolgenti in cui è doveroso lasciarsi andare completamente. Ad occhi chiusi. Uno sguardo al passato in “Jamais Vu”, forse il brano più in linea con lo stile immortale di “El Cielo”, ma quel che conta in fondo è che si è di fronte all’ennesimo episodio brillantemente riuscito di questo disco, dove ancora una volta i Dredg danno l’impressione di abbracciare l’ascoltatore, di avvolgerlo delicatamente ma con quell’immensa profondità che finisce per arricchire l’animo. C’è anche tempo per una bellissima bonus track “Uplifting news”, il modo migliore per chiudere trionfalmente un disco bellissimo, non epocale come il precedente, ma senz’altro imperdibile. I Dredg danno l’ennesima prova della loro immensa classe su un disco che sarà sicuramente tra gli highlights di questo anno. Semplicemente straordinari.