Boyhitscar – The Passage

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Come costruire un intero disco su di un paio di accordi. Che poi non sarebbe tanto questo il vero problema dei Boyhitscar, quanto una certa preponderanza a rievocare schemi già ampiamente trattati da Dredg, Tool e Creed senza apportare null’altro che un paio di arrangiamenti su scale arabe e mediorientali. Certamente sarebbe piaciuto all’epoca del grunge, destinato ad essere buonissimo disco di nicchia, sarebbe piaciuto durante l’esplosione dei gruppi da cui prende l’ispirazione, ma nel 2005 The Passage è un lavoro fuori tempo massimo, che non regge alla lunga prova di un paio d’ascolti, sebbene non manchi di una certa melodia da singolone-acchiappa-tutti e passaggi abbastanza fuori dal comune (che poi le linee di chitarra e basso siano praticamente uguali a molti degli episodi di Aenima è un’altra storia). Diciamolo chiaramente, i Boyhitscar hanno avuto la sfortuna di crescere a suon di nu grunge, ma la fortuna di cominciare a suonare dopo Tool e Dredg assimilandone tutte le caratteristiche distintive. In definitiva il disco non ha difetti gravi, anche se in lontananza si sente già la sindrome Cave In: una canzone bellissima (Tonight) e il resto dell’album affogato nella melodia più ordinaria che potreste mai immaginare.