Veronica Marchi – Veronica Marchi

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Veronica Marchi è una giovane cantautrice che con questo CD giunge al debutto discografico dopo una lunga gavetta, nonostante la sua giovane età, nella quale ha avuto modo di lavorare con gente del calibro del suo conterraneo Massimo Bubola e di Cristina Donà, solo per citare i più illustri. Le storie che questa ragazza ci propone provengono dalla vita di ogni giorno, da quella realtà che ci circonda e vive dentro di noi, che lei è molto brava a cogliere con un grande spirito di osservazione e ad esprimere con i suoi testi e le sue musiche, ricercati e personali senza per questo rinunciare a una facile comprensibilità da parte del pubblico, alla semplicità espressiva che caratterizza la migliore musica leggera. Viene quasi spontaneo immaginarsi Veronica seduta su una panchina, vederla intenta ad imbracciare la sua chitarra e a cantare le storie della gente comune che le passa davanti, ma lasciando da parte queste fantasie quella che rimane è la musica, che è in fondo ciò che più c’interessa. Una musica davvero gradevole e carica di suggestività, grazie ad un songwriting decisamente maturo e alle interpretazioni sincere che la Marchi ci offre. Brani come “Bambina”, “L’anima vive”, “Fantasia” e “Quello che non ti ho detto” sono composizioni che rivelano il profondo animo cantautorale di questa ragazza, che certo non disdegna tentazioni very-easy-listening come “Occhi di sole”, ma nonostante ciò mostra di avere delle ottime basi, che se ben seguite potranno giungere a risultati di assoluto rilievo. Veronica a quanto si può leggere è cresciuta con la passione per gente come i vecchi Timoria, gli Afterhours, i Depeche Mode ed i Police, giungendo a proporre personali rielaborazioni dei brani di queste band nelle sue esibizioni dal vivo e facendo avvertire la ricercatezza di queste band nel pop cantautorale di questo pregevole esordio. Se poi in futuro, visti i suoi riferimenti, vorrà proporci qualcosa di più ricercato in fatto di musiche, allora credo proprio che ne sentiremo delle belle perché il potenziale c’è tutto.