24 Grana – Metaversus Special Edition

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Ho letto da qualche parte che le autentiche recensioni dovrebbero/potrebbero prescindere dalle sensazioni/emozioni/delusioni che percepisce il recensore. Io, per quanto possa impegnarmi, lo trovo inverosimile e se l’epidermide reagisce allora per me è fatta! Ci sono artisti che non riuscirebbero a modificare lo stato emotivo di un ascoltatore neanche con una singola nota. Ci sono Artisti che al contrario sanno sempre come farti alterare sensibilmente il flusso sanguigno. Corpo ed anima per quasi un’ora non sono più tuoi, ti vengono prepotentemente estorti. La gravità si dissolve, gli arti diventano piume, gli occhi si chiudono, il respiro rincorre quelle note e quella voce ardentemente e la tua pelle trasuda benessere intenso. Come si può prescindere da tutto questo! Capite bene che in un simile contesto quello che è intorno non conta, quanta e quale gente sia d’accordo con te è una domanda che neanche perdi tempo a porti. Metaversus è un album che avevo immeritatamente riposto nel dimenticatoio e me ne pento amaramente perché questo “Metaversus Special Edition” mi ha ri-iniettato nelle vene la sua profonda intensità e il suo immediato potere ipnotico. Un album come questo non lascia spazio ad alcuna asettica ed inutilmente minuziosa descrizione tecnica, sarebbe una perfida profanazione e troppo facile rispetto alla capacità di riuscire ad esprimere in parole l’ estrema ricchezza di suggestioni che questi quattro napoletani riescono a trasmettere in sole dieci tracce più un dvd di raccolta video e immagini inedite, dagli esordi ad oggi. Un saggio sull’individuo e sulla sua ostinata visione no-future. L’attenta raffigurazione di una realtà in cui tutte le grandiose teorie sociologiche sulla collettività vanno a farsi fottere perché qui l’Io non ha bisogno di nient’altro che di se stesso. Questo schietto inno all’individualismo non poteva che essere espresso con un altrettanto autentico rock senza però dimenticare le origini più dubbose e reggaeggianti che hanno caratterizzato questo gruppo fin dai primi “vagiti”. Proprio in apertura Di Bella impugna un megafono e anticipa a grandi linee quello che sarà il contenuto dell’intero album “…potenziamento del bagaglio emotivo, upgradazione della vostra libertà individuale, estenzione delle facoltà sensitive. Tutto può dipendere ora dalla vostra volontà…” (Nel Metaverso). Nervoso e irrequieto in “Rappresento” il rock diventa sempre più acido facendo un po’ di spazio anche ad un punk che con prepotenza e arroganza dichiara la sua strafottenza “…Io non guardo non vedo e non sento e tutto ciò che rappresento lo invento…Lascio gli occhi a guardare la gente. Per guardare me stesso mi rivolgo alla mente…Non ho niente da dire su ciò che rappresento”. L’intenzione rimane la stessa anche in “Vesto Sempre Uguale” sia per la linea sonora che per il contenuto, qui decisamente più autobiografico. Da questo punto in poi sembra che qualcosa cambi, perlomeno nella sonorità dell’album. L’aggressività inizia a scemare, il dub e il reggae si fanno più vivi ma assumono dei contorni più mesti e l’atmosfera cambia inequivocabilmente diventando più malinconica e accorata. Dopo il reggae lisergico di “La Costanza” arriva “Le Abitudini” e adesso capisco quando si parla di brividi addosso, di lacrime agli occhi, quando il livello di emotività è ormai profondamente alterato, e non perché intervengano dei banali ricordi di vita passata, ma perché quella melodia fatta di pathos allo stato puro ti entra veloce e invadente nelle vene, senza possibilità di scampo, accompagnandoti prepotentemente ad un livello di estasi tale da avvertire quasi dolore. L’atmosfera diventa più morbida e dolce solo in chiusura con “Sta Mai Ccà”, imprescindibile dalla sua rappresentazione animata grazie all’intervento di un Toffolo disegnatore (Tre Allegri Ragazzi Morti), presente sul dvd. Non rimane che ammettere che questo album colpisce nel segno per la seconda volta, lasciandoci in bocca il dolce e l’amaro ma sicuramente contenti e soddisfatti. Paradossalmente fieri, perché la loro musica non viene sporcata dai canali musicali e dai commerciali circuiti radiofonici, perché a distanza di dieci anni pretende di rimanere incontaminata, pura e genuina, priva di forzature ma carica di autorevole emotività.