Sondre Lerche – Duper Session

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Sondre Lerche torna in scena e spiazza tutti con la prima della sua (già programmata) doppia uscita nel 2006. L’imprevedibile norvegese aveva preannunciato 2 album totalmente diversi tra loro, uno più soft e uno più rock. Sembrava essere la solita menata che in questi casi si dice sempre, il solito annuncio prima di uscire con un pallido disco acustico e un finto disco rock, lasciando quell’impressione di indecisione nei pezzi, come se al momento di entrare in sala non si avesse ancora chiaro in testa in che modo arrangiare questo o quel brano (“e se invece della 12 corde acustica la suonassi con un overdrive?”). Di questi dilemmi non si deve certo preoccupare Sondre, carattere spavaldo e deciso come ha dimostrato nel live romano dello scorso anno, che ha appena dato alle stampe un lavoro di un’eleganza semplice e diretta. Certo, l’effetto Bublè/Norah Jones è dietro l’angolo, colpa di questo revival che sembra non finire mai, ma chi segue il biondino sa benissimo del suo amore per gli oldies, le melodie evergreen, il jazz e soprattutto le chitarre vintage. Messi da parte (o reinventati?) I Faces Down in Faces Down Quarter, i 14 brani delle Duper Session – registrati in poche settimane a Bergen con il produttore Jørgen Træe (un nome che qui non ci dice molto ma a nord conta parecchio) – ci fanno riscoprire il Sondre innamorato del Jazz, di quelle melodie raffinate e ricercate di Elvis Costello o Chet Baker giocate sulla punta delle dita, accarezzando i tasti del piano e facendo vibrare le grosse corde del contrabbasso. Quattordici brani frizzanti, spensierati, capaci di cucirti addosso un buonumore spensierato adatto per gustarsi al meglio queste prime giornate primaverili. Da notare le cover di classe nel disco: “Nightingales,” del Prefab Spout Paddy McAloon e la “Night and Day” di Cole Porter’s. Ascoltando il lavoro si respira aria da jazz club, sembra di essere nel 1960 in uno di quei locali fumosi con la perenne luce fioca e arancionastra, ascoltando una band che dondola tra l’improvvisazione ed il puro divertimento. Una cosa è certa, c’è sempre da restare sbalorditi per l’abilità compositiva spiccatamente pop ed il gusto swing dai toni catchy che questo giovane 23enne dimostra di avere album dopo album, lavoro dopo lavoro, in una maturazione artistica che non viene certo rallentata o fermata da questo disco un po’ fuori le righe. Un gustosissimo aperitivo in attesa della sua secondoa uscita per quest’anno, programmata per primi di settembre. E se I risultati sono come quelli che questo lavoro fa sperare, abbiamo di fronte l’autore più interessante e dotato uscito dalla fredda Norvegia negli ultimi tempi. Altro che I Kings of Convenience!