Fonderia – Re>>enter

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Secondo album per il collettivo romano jazz prog Fonderia. “Re>>enter”, questo il nome dell’opera, segue il bellissimo esordio di circa 4 anni fa, l’omonimo album che aveva imposto la Fonderia all’attenzione del pubblico e della stampa specializzata. E così tra importanti riconoscimenti e lunghe attese mi ritrovo tra le mani questo Re>>enter, un lavoro che conferma tutto quel che di buono si è detto su questo straordinario gruppo. La ricetta proposta è tutto sommato la stessa, ovvero un caldissimo jazz fusion progressive, guidato dagli incastri chitarristici di Emanuele Bultrini, bravissimo ad individuare temi avvincenti e freschi, con la tromba di Luca Pietropaoli. Il tutto sostenuto da una sezione ritmica energica e puntuale e dalle colorazioni vintage delle tastiere analogiche di Stefano Vicarelli.
Il disco parte subito alla grandissima con la title track, la quale ripresenta certe suggestioni mediterranee sentite sul primo disco. Su ritmi quasi funky si rincorrono gli scambi chitarra/tromba fino a sfociare in un azzeccatissimo ed atmosferico finale di chiaro rimando progressive. Si prosegue con il frizzante jazz fusion di “Fili Kudi”, per poi avventurarsi nei territori, dai chiari sapori elettronici, di “Roofus”, una composizione che da ampio spazio alle tentazioni sperimentali della band. Si respira aria di capolavoro nella successiva “Grandi novità”, quasi sette minuti in cui confluiscono dapprima atmosfere incantate e rilassate, ricamate a dovere dalla tromba di Luca Pietropaoli e perfettamente assistita dalle risposte di un pianoforte magico, e poi vibrazioni a poco a poco più sostenute, sottolineate da un bel tema basso / batteria in cui la chitarra acustica di Emanuele Boltrini fa il resto. Dopo il bel jazz rock di “Leonardo” la Fonderia si misura con “M2”, una composizione delicata e splendidamente atmosferica, in cui feedback, chitarre, pianoforti, un tema singhiozzato di tromba, si abbracciano dolcemente. La composizione più lunga del disco è la successiva “Tor Pedone”, oltre 10 minuti di tipico incedere jazz prog reso personalissimo dal talento cristallino del gruppo. Questa volta sono le tastiere di vario tipo a rapire le attenzioni dell’ascoltatore. Almeno nei primi minuti, poichè successivamente ha luogo una crescita dinamica che porta ad un finale compassato guidato ancora dagli incastri tromba / chitarra. Finale del disco affidato a 3 bellissimi momenti che non si distanziano dal resto per temi stilistici e qualità. Tra le tre vado a menzionare la conclusiva e straordinaria “Trastevere”, che, partita su un pattern circolare alle percussioni, si snoda attraverso feedback, note sostenute e prolungate di chitarra, un bel basso pulsante per poi chiudersi di colpo.
Non c’è che dire: la Fonderia ha firmato un altro capolavoro. Sta a voi adesso accorgervi di questo gruppo, che da anni ormai porta avanti un discorso musicale colto ed importante, all’insegna del jazz prog più ricercato e raffinato, in cui è possibile respirare i profumi delle tradizioni mediterranee attraverso modi impossibili da descrivere a parole. Lasciate perdere i nomi esteri: oggi pochi paesi possono vantare realtà come quelle che è possibile ammirare delle nostre parti. E la Fonderia davvero non conosce confronti degni di nota. Unici.