Cromatigullio festival: Julie's Haircut + One Dimensional Man

Ogni tanto succede che anche nel deserto si abbia sete, e così succede che in un Tigullio dominato da scialbi baretti, locali per fighetti rampanti e dove se ti va bene finisci a sentire una cover band capiti che per due giorni nell'arco di un'intera estate si possa assistere a qualcosa di buono, come trovare un oasi in mezzo alle dune. Questo grazie ai ragazzi di Cromatigullio che da parecchio tempo fanno il possibile e anche di più per dare voce ai gruppi musicali dei ragazzi di questa zona che è interessata alla musica dal vivo originale quasi quanto a ricevere dei bombardamenti. Questa opera va a concretizzarsi in un libro-cd che raccoglie le esperienze di tantissime realtà vecchie e nuove di questo nascostissimo panorama musicale intitolato “Libere interpretazioni danno le vertigini”, e quale miglior occasione per presentarlo se non attraverso un bel festival rock?

18 AGOSTO – JULIE'S HAIRCUT
Ammetto di essere stato distratto durante i concerti dei due gruppi locali che aprivano la serata (bad taste e karma k), ma comunque per quel poco che ho ascoltato mi son sembrati due buoni esempi di indie-rock classico italiano sulle scie di marlene kuntz e afterhours. Non sono mai stato un grande estimatore dei Julie's Haircut, non li disprezzo ma nemmeno vado pazzo per la loro musica nonostante io riconosca le loro buone capacità. Mia nonna mi dice sempre che “Il troppo stroppia”, e sinceramente è questo secondo me il problema più grosso di questa band che se su disco non mi conquista, dal vivo riesce ad essere di gran lunga migliore grazie a parecchia improvvisazione che però diventa appunto troppa facendo perdere le canzoni in un mare di note. Passando tra il singolone “Satan eats seitan”e una buona cover dei Can devo ammettere che comunque, pur senza entusiasmarmi il concerto dei Julie's haircut mi scorre addosso senza infastidirmi dando forma quindi a una buona prova, condita anche da una notevole presenza scenica. In definitiva li preferivo quando erano più semplici e semplicemente “rock” come ai tempi di “Set the world on fire”.

19 AGOSTO – ONE DIMENSIONAL MAN
Arrivo nel parco Tigullio che stanno per iniziare a suonare gli Strip silence, tre ragazzi che propongono un buono stoner rock senza tante pretese ma suonato molto bene. Subito dopo salgono sul palco i Cellar door, altro trio che avevo già visto l'anno scorso e che già allora m'era piaciuto. La loro musica è semplicemente rock, elegante e sguaiato nello stesso momento con ottime idee e una gran capacità di esecuzione. Veramente bravi. I One dimensional man mi sono sempre piaciuti, da quando li ho visti qualche anno fa dal vivo la prima volta. Una band che riversa sul pubblico vagonate di grinta, rancore e rabbia, con il pregio incredibile di trasmettere perfettamente a chi hanno di fronte l'urgenza di questo sfogo musicale, e così è stato anche questa volta. Se oltre all'ottima musica ci aggiungiamo la simpatia e l'estro che hanno nel presentarsi esce fuori un ottimo concerto, ossia quello che ho visto anche questa volta ad opera di questi tre ottimi musicisti che tra chitarre distorte, giro di basso ipnotici e alienanti, furiose tempeste di batteria hanno dimostrato per un'ora e mezza che è ancora ben difficile che arrivi qualcuno che riesca a mettergli i piedi in testa in Italia nel fare il loro punk-rock tra Shellac e Husker du. In definitiva due ottime serate di musica per un festival e un'organizzazione che rappresentano un'isola felice nel mare piatto e noioso del Tigullio, e devo anche riconoscere che questa volta i giovani della riviera non si sono fatti aspettare e hanno partecipato all'evento, smentendo le mie sempre presenti paure sui ragazzi delle mie parti, spero che questo accada sempre più spesso.