Sonic Youth – Confusion Is Sex

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In piena era post no-wave, anno di grazia 1983 con un piede nell’hardcore: i Sonic Youth danno alle stampe la progenie del suono dissonante ed estremo dell’epopea Mars, un lavoro dove lo stesso titolo, quel ‘Confusion Is Sex’, è programmatico al contenuto stesso: non c’è concettualità, questa volta non ci sono sbilenche nenie esistenziali da dark lady, scarnificazioni sonore, nè per altro contorsioni estreme, tantomeno divagazioni jazzistiche sul significato perduto di una città; la confusione qui è una sola, delineata da una ritmica ossessiva e un suono chitarristico che il più delle volte è pura metallurgia roboante e spaziale, decisamente vicino alla timbrica sorda di un campanile o di un’acciaieria, che non trova altro sbocco se non nel ribaltamento dell’inno degli Stooges (“I wanna be your dog” cantata da Kim Gordon), nell’invocazione paranoica di proteggimi da me stessa e soprattutto, nelle deviazioni chitarristiche di Lee Ranaldo e Thurston Moore (“Confusion is next”) che diluiscono l’umore stesso dei newyorkesi in uno stato a metà strada dall’allucinazione e un’alienazione che il più delle volte diventa morbosa, voyeristica: la nuda oscenità della pornografia; l’imbarazzante atmosfera scomposta di una città al limite dei suoi confini. L’instantea dei Sonic Youth fotografa uno stato di furia sonora in cui tutti gli strumenti sembrano immersi in un’indeterminatezza musicale dove non esiste più né ritmica né solista, del tutto autistici e al servizio di una coscienza collettiva in negativo: ‘Confusion Is Sex’ sintetizza in nove canzoni il limbo di un’America metropolitana sospesa a mezz’aria.