Hecker, Maximilian – I’ll Be A Virgin, I’ll Be A Mountain

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Torna il cantautore più malinconico della fredda Germania. A un anno esatto da ‘Lady Sleep’, il nuovo ‘I’ll be a virgin, I’ll be a mountain’ arriva come cd e doppio cd (con sei brani bonus) nel mese Heckeriano per eccellenza: l’autunno. Che dire del disco?… Un ascolto è troppo poco per assimilarlo, soprattutto perchè alla quarta track si cade a terra tramortiti dal sonno.
Mi duole dirlo, ma Maximilian Hecker ha stancato. Ho meglio sembra aver deciso di voler stancare. Amo alla follia i suoi precedenti lavori, quelle canzoni sussurrate e dirette, soavi e leggere, e questo disco è una delusione troppo difficile da mandare giù. È noioso, senza idée, ripetitivo.
Immagino che lui stesso sappia benissimo che i tre album all’attivo non siano quest’esplosione di originalità, che la sua voce è un po’ monocorde e monotona, che gli arrangiamenti sono sempre gli stessi, insomma le solite cose che dice chi non aprrezza Hecker. Affermazioni tutte vere, ma che passavano sempre in secondo piano sommerse dalla bellezza di brani poetici e sentiti, romantici e struggenti, ma soprattutto ispirati.
Qua invece l’ispirazione non c’è manco a cercarla con la torcia. Il disco è spento, noioso, si trascina e tutti i diffetti di Maximilian diventano evidenti e opprimenti, troppo pesanti da sostenere per tutto il disco. I brani non prendono il volo, non respirano, sembrano abbozzati, come ancora in definizione e la scelta di “Silly Lily, Funny Bunny” è un suicidio promozionale. Per non parlare poi di “Velvet son”, canzone da segnalare solo perchè Maximilian canta con la sua voce normale (!!!), e senza il suo timbro caratterizzante finisce per sembrare uno qualunque. Sarà infine colpa di quel maledetto piano – che ora come non mai sembra così richiesto dal mercato discografico (Novastar per ultimi, ma ne hanno colpa anche Coldplay e Keane) e a cui Hecker sembra essersi dedicato in quest’ultimo periodo – ma le canzoni ne risultano appiattite finendo per sembrare tutte la stessa ninnananna, o meglio un’ossessiva nenia, odiosa quasi come una lezione di stile (quello che in fondo questo disco è) e superflua come una rilettura dei precedenti lavori (ebbene sì, il disco è anche questo).
Tirando le somme di una carriera artistica che supera il quinto anno di attività non si può fare a meno di notare che Maximilian Hecker sta scivolando in un autocitazionismo e ‘I’ll be a virgin, I’ll be a mountain’ non fa altro che accellerare questa caduta. E renderla più dolorosa.
Ah Maximilian, fatti una Red Bull.