Pelican – March into the Sea EP

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Coinvolgente epopea in poco più di venti minuti. Viaggio immaginario che condensa ed amalgama iniziali bordate intrise di inquietudine ad un finale di tessiture acustiche distese. Con una gran velleità psico-sperimentale centrale a far (letteralmente) da spartiacque a questo ipotetico Mar Rosso: si chiama ”March into the Sea”. Meno efficace e parecchio pretenzioso invece il lavoro di Broadrick (ex Napalm Death, Godflesh e ora impegnato nei superbi Jesu) su “Angel Tears”, una delle colonne portanti dell’ incredibile ‘Australasia’, cinto di un’eccessiva cortina di aulicità che a stento lascia trasparire le sue dinamiche originarie. Se non altro lascia almeno la voglia di riscoprire il pezzo nella sua prima veste. Vivamente consigliato l’acquisto per i fan, ‘March into the Sea’ è infatti qui proposta nella sua estesa versione originale; così come chi ancora ignora uno dei gruppi più influenti del recente “dopo post-rock” non potrebbe pretendere riassunto più esaustivo sull’accaduto di questi venti minuti, così pregni di quella sublime antitesi che ci figura il Pellicano in tutta la sua maestosità e leggerezza.