Isis – In the Absence of Truth

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Se la storia fosse: ‘Oceanic’ sta a ‘Panopticon’ come ‘Panopticon’ sta a questo qui, ci sarei pure stato.
Il problema è che no, questo qui (ovvero: ‘In the Absence of Truth’) è la tristissima dimostrazione della preoccupante tendenza di ormai troppi gruppi provenienti dal famigerato “post-core” a suonare effettivamente “post-rock”, in un modo che forse cinque anni fa poteva ancora destare qualche piacevole urletto di sorpresa di fronte ad alcune soluzioni melodiche, ma che oggi fa veramente – pardon – cascare le palle. E non vale l’obiezione “sono cambiati, sono più sognanti, visionari, avvolgenti, soavi, eccetera”. Fanno dormire.
Finita la dolorosa prefazione, entro nel corpus della recensione, informandovi che tutti i brani di questo eccitante quanto imprevedibile disco possono essere ridotti ad un comune denominatore: quattro-cinque minuti di sbrodolamenti vari, tra delay e autocitazioni clamorose, seguiti poi dalle “esplosioni” distorte più mosce e banali possibili, prive di un qualsivoglia dinamismo. Forse “Dulcinea” tenta qualcosina di nuovo con i suoni, per il resto sembra di assistere in diretta a cinque decerebrati che fanno finta di essere gli Isis suonando con la stessa strumentazione e le stesse sonorità del disco precedente.
Lasciamo di proposito stare la deludente prestazione vocale di Aaron Turner e speriamo che i pochi gruppi della “scena” rimasti ancora quasi indenni dalla catastrofe non caschino anche loro nella pericolosissima trappolona Mogwai/GYBE.