Kill The Vultures – The Careless Flame

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Definire l’esperienza Kill The Vultures significa trovarsi di fronte ad un gruppo così personale che ogni definizione sembra stargli stretta e ogni elemento di riferimento fuorviante. La sostanziale differenza che intercorre tra il nuovo capitolo e il vecchio è il clamoroso fattore “negritudine”: ovvero laddove ci si trovava a definire un’aggressione sonora che trovava molti punti di contatto col punk ora l’impostazione è cambiata al punto di convogliare dentro un disco di mezz’ora (e di nuovo la compressione e sintesi sonora è il punto forte dei Kill The Vultures) un magma sonoro impastato (Moonshine, drinkin’ all the time!), ossessivo, confessionale-liberatorio e tribale in cui più volte i tre vocalist si trovano a cantilenare su lunghe frasi di rullante sostenute di volta in volta da sax, linee groovose di basso, martellamenti metallici e tutto quello che aveva fatto la loro fortuna nel precedente lavoro. E’ come vedere Charlie Parker al posto di Edward Norton recitare il monologo della 25° Ora, sconfessare l’intera vita sotterranea di una città a tempo delle letture di Ellroy, riunire tutti insieme gli standard del vecchio hip hop e riscriverli attraverso la loro radice essenziale di musica afro. Ad aggiungerci il nuovo spirito noir questi potrebbero avere un futuro radioso.