Trembling Blue Stars – Alive to Every Smile

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Inoltrarsi tra i solchi di questo disco è un po’ come sfogliare furtivamente le pagine di un diario abbandonato che raccoglie attimi di esistenza raccolti, intimi, essenziali. Le memorie e le ferite, gli entusiasmi e le speranze malriposte appartengono a Bob Wratten, anima di quei Field Mice la cui parabola artistica volse a conclusione proprio in seguito alla fine della relazione sentimentale tra Robert e la “sua” Annemari. Il fragile edificio ‘Trembling Blue Stars’ (suggestivo nome tratto dalle pagine di “Histoire d’O”) poggia le proprie fondamenta in questo momento particolarmente travagliato della vita dell’artista fino a diventare il registro di bordo di un’anima alla deriva, alla ricerca di un’ancora di salvataggio, di un possibile approdo. La figura di Annemari assume i contorni di un ossessione Dantesca, dannazione purificatrice che accompagnerà ogni episodio della discografia del nostro (oltre ad essere la destinataria di buona parte dei testi la ragazza partecipa alla registrazione dei primi tre dischi di Wratten in una quasi masochistica apoteosi del dolore… Lei che canta testi scritti da Lui sul Loro passato che mai più tornerà, pensate un pò…). Esaurita la doverosa parentesi biografica è il caso che passi ad illustrarvi le miracolose proprietà lenitive e corroboranti degli undici episodi che vanno a formare l’album in questione (il terzo nella discografia TBS); pop/folk inglese della più bell’acqua, capace di far cantare gli alberi e sciogliere le nevi perenni. Bob canta a cuore aperto, la voce spontanea come un abbraccio fraterno e disperato e tutto intorno tracce di chitarre e bassi post-wave, che rimandano ai New Order più disarmati, alle timide nebbie Postcard, mentra i ritmi prediligono andature lente e avvolgenti. Sono i particolari che fanno la differenza: un coro femminile che sparge brina sulle certezze di “Until the dream gets broken”, la melodia circolare di “Haunted Days” (pezzo per il quale gli ultimi Pet Shop Boys potrebbero uccidere), l’incedere che più Albionico non si immagina di “Under Lock and key” (qualcuno ha detto I Am Kloot?), i funesti presagi del basso di “With Every Story” ricacciati in un angolo da una melodia presa in prestito dagli angeli (i Joy Division di “New Dawn Fades” rifatti da Elliott Smith?), fino a quel piccolo miracolo di delicatezza a nome “Little gunshots” solcata da arrangiamenti di impeccabile suggestione. Non è musica per tutti, né per tutti i momenti, forse. Occorre sedersi, chiudere gli occhi e lasciare che l’incantesimo abbia inizio Al termine vi chiederete soltanto come abbiate mai potuto farne a meno fino a ieri. Disarmanti come solo la purezza.