Letatlin – La Sepoltura Delle Farfalle

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Synth, soviet e tormento.
La voce disturbata di un insano che controlla tutto ciò che sa di gelo, ferraglia e CCCP.
No, non si tratta di un sedativo ma di una delle più ambiziose invenzioni dell’avanguardia sovietica ad opera di Vladimir Tatlin. Letatlin appunto. Ciò che avrebbe elevato l’uomo all’altezza dei volatili. Ciò che Leonardo aveva disegnato qualche secolo prima. Un’idea che nonostante i secoli continuava a risultare utopistica ma che invece i romani in questione hanno voluto prendere in prestito per indicare il proprio progetto. Ad oggi l’effetto Letatlin risulta ancora inquietante e difficile da accettare. L’industriale tessuto di wave, dark e noise sui cui si incastra la voce alterata che anima quasi l’intero disco, rende l’ascolto faticoso e intricato, perlomeno ai primi approcci. Successivamente però si riesce a venir fuori da quelle trame confuse e a cogliere il calore e l’irrazionalità di una proposta che potrebbe far venire in mente la versione decisamente meno giocosa degli Offlaga, ma con un’attitudine elettronica molto più sperimentale. I succitati CCCP vengono pensati spesso e “Taiwan” ne sembrerebbe quasi un tributo, ma la sensazione dominante porta dritti in Piazza Rossa e all’acciaio delle fabbriche. Adatto per chi alla musica non chiede caramelle, meno adatto per chi soffre di disturbi di personalità.