Chapter – Two (The Biographer)

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Quello che salta subito all’occhio del secondo album dei due Chapter è l’elegantissima confezione, corredata da un bel libretto; quello che invece impressiona subito l’orecchio è il cantautorato folk che condisce le canzoni in continuo contrasto con uno spirito più rock.

Costruito su biografie e dedicato ai personaggio all’interno delle stesse, questo album convince completamente quando la matrice si sposta verso momenti più riflessivi e malinconici, mentre soffre (pur senza stancare) nelle parti più vitali e e veloci. Basterebbe, nel caso, il rapido susseguirsi di John Strafford, Andrew B. Flloyd e William H. Connors: la prima, pur se segnata da una forte energia, sembra arrancare per arrivare sino alla sua conclusione mentre la seconda, seppur più tranquilla e sognante si eleva in un favolosa costruzione; la terza invece fallisce proprio nelle sue ascendenze da rock stantio.
Quello che conta è che, a parte alcuni episodi non proprio perfettamente riusciti, questo ‘Two (The Biographer)’ è un album che nella sua totalità si dimostra molto vicino a un concept completo spesso popolato da ottimi spunti (in particolare la leggerezza delle melodie, a come alcune di esse riescano a uscire dall’anonimato, ad esempio gli arpeggi di Alfred Theodore Varnier sono deliziosi). Un disco che pur senza dire nulla di particolarmente nuovo si lascia ascoltare gradevolmente e che potrebbe facilmente entrare negli ascolti di molte persone con poca fatica grazie a una limpida semplicità di ascolto, una prova parzialmente riuscita ma che lascia intravedere ampi margini di miglioramento.