Burial – Untrue

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Probabilmente la miglior definizione che si potrebbe trovare per il sound di questo artista, è quella che si può estrapolare da un’intervista pubblicata sul sito stesso di colui che si cela dietro il monicker Burial: “…amo la musica da club ma non è nelle mie corde produrla, preferisco cercare di riprodurre l’eco luminosa di quella musica. O mi piace quando fai i gradini per scendere in un club ed inizi a sentire la musica ma intorno a te c’è gente che parla e la musica si mischia con la vita reale. Mi piace quel suono, è come il ricordo di un pezzo, la sua immagine mentale”. Questo tipo di sensazione è pienamente verificabile nel successore dell’album omonimo che risale all’estate 2006.
Ci troviamo dinanzi ad il suo prosecutore perfetto e naturale: la sostanza sonora è pressochè invariata, ma attenzione, ‘Untrue’ è un disco dai toni e dalle ombreggiature differenti. La melma fumosa e oppiacea che sincopaticamente si muoveva è arrivata quì ad un punto di evoluzione altro: la cosa più commovente che si trova nel secondo capitolo taggato dal Mr X di casa Hyperdub sono gli spiragli di luce, dolorosamente soul, che prendono forma come fugaci flash, emergendo dai plumbei fondali di basso e ritmica spezzata. Archangel e le sue voci pitchate riesumano memorie garage e post-rave, Near dark ci perfora ipnotica e claustrofobica, mentre Ghost hardware maschera di dolcezza macigni esistenziali davvero ingombranti.
Endorphin e Etched Dubplates ci avvolgono in una placenta che rianima certe vibrazioni proprie di Letfield; I 2′ e 7” di McDonalds ci affondano in un ambient siderale.
‘Untrue’ attacca con una dinamica segmentata e apre la pista a Shell of light, uno dei pezzi a mio gusto più imponenti nell’album dal punto di vista della maturità compositiva. Dog shelter è una nuova doccia di ambient lisergico, Homeless spezza le gambe, Uk riapre il cielo e lo pulisce dalla fuliggine metropolitana, ma la finale Raver, pur lasciando trasparire esili fili trasparenti di luce, quella luce che già prima sottolineai, ricopre il tutto con una coltre nera.
Raver è forse l’emblema di ‘Untrue’: è come se volesse renderci meno gravosa la realtà. Disco che suggella un artista nel pieno della sua vena ispirativa. Stato di grazia.