Supergrass – Diamond Hoo ha

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Per chi scrive – ma non soltanto – il ‘Road to Rouen’ con cui il terzetto inglese era stato capace appena un paio di anni fa aveva rappresentato una piacevole sorpresa, un piccolo capolavoro di arrangiamenti e di songwrinting, una gemma dal minutaggio vinilico e dall’alto valore acustico, totalmente inaspettata dalla parte di chi per vent’anni o quasi non si è interessato ad altro che non fossero i propri Rights to Party.

Di ben altro avviso erano quanti trovavano che le melodie malinconico-intimistiche proprio non s’intonassero a quella faccia da schiaffi di Gaz Combees, e oggi anche i Supergrass parrebbero dissentire fortemente dai se stessi del duemilasei: ‘Diamond haa ho man’ li ributta in pista con un tiro da ballo degno dei tempi spensierati del college. I giorni in cui erano loro l’anima della festa sono distanti, e la sala sembrerebbe decisamente più affollata rispetto ad allora: per questa ragione forse i tre riscendono in gara, decisi a riagguantare lo scettro di quel brit pop sbarazzino che una volta gli apparteneva di diritto. Le cose in questo senso vanno più che bene perché, quando ci si mettono, i Supergrass sanno come sgasare: rimpinzano i nuovi brani di chitarre effettate e ritmi ballerini, mettono in piedi singolacci assassini quali Bad Blood o dei rock’n’roll speziali alla Rebel in You, ammiccante tale e quale al David Bowie di piena Epoca Marziana.
E già che non è un raffreddore e non scompare da un giorno all’altro, anche la capacità di scrittura sopravvive e si fa strada, pur sotto tonnellate di mascara e atteggiamenti glamorous: è sufficiente per differenziarli da Scimmie Artiche e Scimmiottatori vari ma non basta per elevare ‘Diamond haa ho man’ ad un piano che possa seriamente definirsi “superiore”. Ciò che scarseggia, nella fattispecie, sono delle strutture e degli arrangiamenti in grado di dare il giusto respiro ad un songwriting che invece resta soffocato dalla smania di pirotecnica.

Ma, una volta ancora, non saranno d’accordo coloro che hanno aspettato per due lunghi anni che ai loro beniamini passasse questa maledetta sbornia triste e che ora finalmente possono fare le boccacce a noialtri musoni. E una volta ancora sono proprio i Supergrass in persona a contraddirmi/ci e sugli zampettanti accordi di un pezzo strokesiano ( e non “strokesiano” nel senso di “lontano discendente dei Velvet Underground” ma “strokesiano” proprio come “ispirato dalla band di Julian Casablancas”… ) ci annunciano tutti allegri un definitivo Return of inspiration: se lo dicono loro…