Corrado Nuccini

Scrivere una playlist è come fare testamento. Non sembra mai il momento giusto perché i dischi migliori, quelli che cambiano la vita saranno si spera siano i prossimi a venire. Ma ad un certo punto si deve fare. E come un lascito serve a quantificare, in atti di riconoscimento, una sfera affettiva profonda e di lunga data.
Mentre scrivo ho in mente una frase di Enrico Palandri dove descrive i giovani della sua generazione (quella degli anni ’80) come persone che "dopo una fiammata di spinelli e trasgressione" si ritrovano miseramente disillusi. "Si caricano sulle spalle un mutuo che poi pagheranno per il resto della vita, ascoltando magari a casa i gruppi rock della giovinezza o facendo il tifo per qualche
squadra di calcio, rassegnati al ruolo subalterno nella propria esistenza e nella società. Qualche bottiglia di vino ed un po’ di droga, inclusi tutti i tipi di analgesici chimici e mediatici, per annebbiare il naufragio delle illusioni, e si tira a campare". Ecco per scongiurare tutti questi naufragi riporto le parole di Michele Venturi. Uno che sa stare a galla con un certo stile. Anche tra le onde anomale. Di fronte al bancone del bar di Urbino. L’ultima sera del festival, edizione 2006. Il barista annuncia che per l’occasione farà tutte le birre ad un euro. Ci fu un po’ di istintiva titubanza tra la gente. Tutti meno lui. Urlò immediatamente. "Roviniamoli!!".
1-Leonard Cohen – Primi tre dischi.
Troppo difficile sceglierne uno. Probabilmente "Songs of Love and Hate" è il migliore. Il più intenso, il più toccante. Mi chiedo però come si faccia però a tralasciare pezzi come "Suzanne", "Seems
So Long Ago, Nancy" o "So Long, Marianne". Qui non è questione di dischi o canzoni. Queste sono le cose che mi hanno cambiato la vita.
2-Bob Dylan -Blonde on Blonde
Mi chiedo cosa si possa provare a svegliarsi una mattina e scoprire che qualcuno ti ha dedicato "Sad eyed lady of the lowlands". Una delle più belle ed intense canzoni d’amore mai sentite prima. Mi
chiedo che valore aggiunto possa dare ad un esistenza comune. Fatta di risvegli, giorni d’attesa e poco più.
La risposta va chiesta a Sara Lowndes, la prima moglie di Bob Dylan. E’ l’estate del 1965. S’è da poco sposato in gran segreto e nel mentre vive una storia d’amore parallela e clandestina con Edie
Sedgwick. Una delle muse di Warhol. Noi mortali saremmo esplosi in un turbinio di contraddizioni e disastri. Lui incise Blonde on Blonde.
3-Marvin Gaye – What’s going on
Non sono un amante della musica "black". Nonostante tutto questo disco ricongiunge con la musica e la musicalità, il buon gusto e le melodie. O più semplicemente con la serenità di essere un musicista baciato dalla grazia di Dio. Sì lo so. Noi occidentali disillusi ed istruiti sappiamo che Dio non esiste. Ma Marvin Gaye quando canta "God Is Love" fa sorgere dubbi. Non pochi.
4-Xiu Xiu-Fabulous Muscles
Sono la colonna sonora di un tour dei Giardini di mirò in Germania. Era il 2004. Il mondo girava a rovescio ed io trovavo linfa per andare avanti in quelle canzoni appassionate, disperate, violente ed al contempo dolci, sensuali e fragili. Come se dovessero interrompersi da un momento all’altro. Un mix agrodolce che m’ha spaccato il cuore in due. Un doveroso debito. Di sangue.
5-Blonde Redhead – La mia vita violenta
I Blonde Redhead sono probabilmente il gruppo che più mi ha influenzato musicalmente sia per scelte melodiche che per songwriting. Eleganti, raffinati, colti e diretti, coraggiosi e belli. Avrei potuto scegliere questo disco come uno qualsiasi della loro produzione. La citazione pasoliniana nel titolo fa la differenza.
6-Massimo volume – Da qui
Difficile dire cosa sono stati i Massimo Volume per me. Era un’estate strana quella. Passavo i pomeriggi in giardino, sotto il sole. Non so perché, forse per essere abbronzato. Scendevo in mutande o costume da bagno, coi miei libri dell’università e il walkman. Jukka mi diede una cassetta da 46. Era "Stanze". Che dire? Rimasi folgorato. Le storie di Alessandro, Thomas. La ascoltai sotto il sole cocente delle due del pomeriggio. Senza parole. C’era tutto quello che cercavo e non avevo mai sentito. Davanti a me un mondo nuovo. Stacco. Passano anni, almeno dieci e mi trovo in una sala prove -al TPO di Bologna- davanti a me Mimì e Vittoria. Suoniamo insieme. Una delle emozioni più limpide e cristalline della mia scapestrata vita da "artista" con le virgolette.
7-De Andrè- Tutti morimmo a stento.
Sarò onesto. Non è tutto bello. Ma forse nessun disco di De Andrè è bello dalla prima all’ultima nota. Si deve aver pazienza con Faber. E sopra tutto in questo disco. Pensare però che nel ’68, in quell’Italia lì, tra quella gente lì, si potesse iniziare un disco con :"ho licenziato Dio gettato via un amore per costruirmi il vuoto nell’anima e nel cuore" -beh- a suo modo consola. Nonostante sia il De Andrè più scuro e pessimista di sempre, trovo in questo disco una voce che da speranza
8-Smog – Red Apple Fall
In camera di Jukka, ascoltammo questo disco di folk scarno, profondo, apocalittico. Scuro, caldo e malefico come lo scirocco. Testi lirici e visionari. Tutto l’immaginario della letteratura americana.
Metafore di sesso e morte. Manna dal cielo per noi sciroccati.
9- Godspeed you black emperor – Slow riot for a new zero canada.
Più che un gruppo i GYBE sono una cosa a sé. Una delle eccezioni migliori della storia del rock anni ’90. L’anima più vera e libera, di quel movimento un po’ fuffa un rivoluzionario chiamato post rock. Anche qui difficile scegliere un titolo. Questo è quello che ho ascoltato più volte. E mi lascia sempre senza parole. Ogni volta che lo riascolto. Ammutolito.
10-Sonic youth – Goo.
O mettevo i Sonic Youth o Gino Paoli. Hanno vinto loro perché alla fine sembra la top ten di un cinquantenne.