Kent – Tillbaka Till Samtiden

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Tutto sommato spiazzante ma inevitabile: ciò che ci si aspettava dopo la grandezza di ‘Hagnesta Hill’ (curiosità: ascoltate i primi versi di Ingenting) e l’intimità acustica screziata di elettronica di ‘Du & Jag Döden’, il nuovo disco dei Kent – mai troppo lodati qui in Italia, venerati in maniera spropositata nel nord Europa – vira verso lidi elettronici talvolta smaccatamente synth-pop, esplorando un terreno poco battuto dagli svedesi riuscendo a mantenere la tipica sensibilità che li rende così apprezzati dagli amanti dello “spleen nordico”. Spiazzante, si diceva, già dalle prime note. Su un arpeggio dal consolante sapore di casa la voce di Joakim sembra voler rassicurare e stabilire un ponte con le ultime ballate soffuse uscite dalla loro sala prove, ma è un tentativo che dura poco. Dopo neanche un minuto echi di drum machine e loop di basso cominciano ad apparire in lontananza ed in altri trenta secondi siamo in pieno synth-pop indubbiamente debitore di Depeche Mode&Co. ma costruito con perizia attorno alle chitarre (che, lontane, continuano a tessere trame ben conosciute) e alle splendide linee vocali probabilmente da sempre il vero punto forte degli svedesi. Le prime quattro tracce proseguono l’assalto a cassa dritta sormontata da claps, snares e synth sempre più retrò: immagino i volti sconcertati di molti fan e li capisco: non è un impatto facile. Un inizio disco difficilmente digeribile ad un primo ascolto – sempre parlando a livelli di “aspettativa” riguardo ai Kent – si rivelerà splendido dopo essersi calati nell’atmosfera del disco, dopo essere annegati nei toni sognanti delle stupende Columbus e Sömnen, rilassate e distanti come poteva esserlo la vecchia Cowboys e, consolati da questa isola tranquilla e conosciuta, apprezzare l’elettronica più pacata e sfafillante di Vy från ett Luftslott, la malinconia di LSD, Någon? e i duetti vocali di Generation Ex, in una discesa sempre più emozionante verso atmosfere conosciute sì, ma rilette in chiavi varie e coerenti, una progressiva quadratura del cerchio cominciata dall’inevitabile distacco dalle sonorità esplorate in anni di attività e conclusa con la sintesi del passato visto attraverso l’ottica dei nuovi traguardi raggiunti. E superati. Provate a ricominciare l’ascolto dopo gli otto minuti di Ensammast i Sverige evitando di innamorarvi di questo disco.