These New Puritans – Beat Pyramid

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In U.K. sono ormai stati consacrati come nuovo nome della scena nu rave.
In Italia non se ne parla ancora moltissimo, e ovviamente scatta subito il confronto con un’altra band anglosassone che un paio di annni fa si mise prepotentemente in primo piano, nonchè divenne onnipresente sulla bocca degli hypesters: i Klaxons.
Paladini della generazione dai jeans elasticizzati, dei maglioni della nonna accomodati sopra t-shits fluorescenti, delle acconciature dannatamente modaiole e fashion miste allo spirito finto casuale para-spettinato, i Klaxons assestarono un bel colpo, con vendite da capogiro in sei mesi – un paio di singoli pompatissimi sia su Mtv che nei dancefloor – e soprattutto con una generazione tardo adolescenziale dedita ai fighettismi versante radical-chic devota allo scazzo come rivendicazione esistenziale.
Ma la cosa che alla fine si rivelò per quello che poi era già da prima, è stata la fugacità, la natura di meteora tanto incandescente quanto effimera che la band incarna.
Sia chiaro, personalmente credo sia stato giusto così, certi fenomeni hype nascono con i mesi contati, nascono con fisionomie fatte per essere devastanti ma al contempo rapide.
I Klaxons, almeno ad oggi, questo sono stati. Ma hanno anche dato il via ad una sequela infinita e futile di band più o meno surrogate ad essa o poco più.
Una sequela di gruppi che danno più importanza all’abbinamento Dior con le pantofole da salotto piuttosto che alla costruzione di canzoni che possano definirsi tali.
E specialmente quì in Italia l’aria che si respira ancora tutt’oggi è questa: sembra che ci sia un sovrappopolamento continuamente in crescita nell’ambito nu rave, un prolificarsi di band che prendono come modello la fighezza d’oltremanica e tentano di farla propria, di renderla credibile.

Bene, fatta questa premessa, posso dirmi felice e contento di poter ascoltare un disco come l’esordio dei These New Puritans.
La band in questione ha una capacità tecnica, una verve creativa ed un gusto decisamente oltre la media.
Le canzoni hanno una loro forma, un loro sound; ed è proprio sul sound che voglio soffermarmi: pur avendo una cura meticolosa su come deve uscire, su come deve arrivare all’ascoltatore, su come il basso deve pompare dritto sulla cassa, evidenzia delle personalità non condizionate dai clichè maggiormente ipotizzabili per un gruppo che suona questa musica. Vi è una grande forza ritmica, una grande ricerca dinamica, e una discreta dose di originalità melodica.
A me i These New Puritans piacciono e posso dirmi felice di inciampare ogni tanto sui miei oltranzismi di preconcetto, riuscendo ad apprezzare un disco che pur essendo catchy riesce ad essere qualitativamente buono e soprattutto al di là dei facili costumi. Bravi.