Hermitage – As In Open Space

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Si apre e sviluppa come un grosso gioco di specchi il nuovo Hermitage, a citare la nuova ala contemporanea del museo d’avanguardia russo fino ad includerla nello stesso canovaccio di suono che fa, a conti fatti, ‘As In Open Space’ una delle cose più interessanti e complete ascoltate nell’ambito del post rock di ultima generazione. Quantomeno lo svolgimento della narrazione sonora non è così lineare o superficiale come una catalogazione di un suono ormai stanco potrebbe far credere: difatti le vie intraprese dagli Hermitage scavalcano il genere stesso appena ci mettono piede (ovvero, nel caso specifico, pochi momenti), rivolgendosi per lo più a decine di vie aperte dal trattamento di suono: gli orientamenti sono post nella stessa misura in cui si riconosce il rock. Il gioco degli Hermitage abbraccia prima di tutto il sapore vintage della costruzione sonora, andando a parare verso una ricostruzione analogica; prendono in prestito la saturazione cromatica e politica, la sublimano – negli arrangiamenti di violino – ed estremizzano – nei loop dell’intervista Biagi/Pasolini.
Hermitage convincono parecchio e Marsiglia Records mantiene.