Afterhours – I Milanesi Ammazzano Il Sabato

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Della leggendaria simpatia di Manuel Agnelli, che ancora non ha messo piede alla Universal e già ti serve sul piatto il disco più difficile di tutta una carriera… così, tanto per far intendere ai gentili signori chi si sono messi in casa. Non è più questione di tinte scure, che già da qualche anno adombravano il suono degli After: quel che qui viene a mancare sono i cardini stessi della forma-canzone, nuovamente soggetta al gioco dello “smonta&rimonta” che tanto appassionava la band ai tempi in cui Xabier Iriondo era ancora della partita. E proprio sui pezzi risalenti a quel periodo l’attuale formazione era apparsa particolarmente a proprio agio negli ultimi concerti che ci è stato dato vedere su suolo italico; ora lo stesso organico trova nuova ragione di vita nella varietà di questi quattordici inediti, congegnati a bella posta per giustificarne novità, aggiunte strumentali e anche un notevole numero di forestieri d’eccellenza, (Greg Dulli, S. Emil Carlens, John Parish, Brian Ritchie…) pienamente integrati nei lavori neanche fossero una manciata di roadies qualsiasi.

Dal cilindro dei rinnovati Milanesi salta fuori dunque una creatura cangiante e aperta, stilisticamente schizoide, indifendibilmente pacchiana in determinati momenti, elettrizzante e perfino coraggiosa in altri: adottate forse sotto l’ascendente dei due neo-assunti ( il polistrumentista Enrico Gabrielli e il bassista-fricchettone Roberto dell’Era) alcune soluzioni hanno quasi del “progressivo”, a dispetto invece di una ritrovata indole punk-sardonica nei testi, ora particolarmente ermetici, ora espliciti e quasi sboccati, ora semplicemente meno convincenti che in passato. I temi che toccano sono comunque uno dei pochi punti davvero fermi tra ‘I Milanesi Ammazzano il Sabato’ e gli Afterhours che furono: dietro il banco degli imputati ritroviamo le sole iene piccole-piccole, ipocrisie e spiccioli opportunismi borghesi (“tradire tutti / per non star solo / qualsiasi cosa / se piacerà”), qualche stilettata ad una Milano che non cambia e ai suoi nuovi Giovani d’Oggi, veri ribelli rampanti (“blog rhum & coca – ina / per battere il Sistema”); torna infine anche il Lato Oscuro dell’Amore, già così ben cantato in ‘Hai paura del Buio?’ e oggi arricchito di una variante adulta, quella della neopaternità di Manuel: così, le ballads del disco spaziano dalle ciniche dichiarazioni di carnalità in Naufragio… e Tutto Domani alla ‘ninna-nanna reciproca di una Orchi e Streghe sono soli intima e zuccherosa al limite dell’imbarazzo.

Se è vero che la carriera di ogni grande che si rispetti ha almeno un capitolo dibattuto e controverso, allora potremmo azzardarci a considerare ‘I Milanesi Ammazzano il Sabato’ una specie di ‘Physical Graffiti’ degli Afterhours, se mi passate il paragone: per i tanti che lo definiranno – non senza le loro buone ragioni – un passo falso o un semplice lavoro interlocutorio, ce ne sarà sempre almeno uno che gli riserverà un posto speciale, riconoscendo dietro le incoerenze e gli umori di un disco imperfetto la vitalità di una realtà che si rimette in gioco, rifiutando categoricamente di seppellirsi nel proprio mito per non ridursi a portare un “parrucchino al cuore”.