Truceklan – Ministero dell'Inferno

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Il bello di un disco come ‘Ministero dell’Inferno’ è che, pur essendo in sostanza una compilation di brani di artisti diversi tra loro, riesce nel miracolo di suonare come l’album di un gruppo vero e proprio. Organico, continuo, brutale, a tratti disturbante ma assolutamente devastante, è un disco ad alto tasso di romanità in cui tutto appare legato da un unico filo conduttore – più o meno, la devastante alienazione legata alla vita in una metropoli come la capitale (con tutto ciò che ne consegue). Che poi, a dire il vero il Truceklan è un vero e proprio gruppo formato da un persone che hanno smesso di provarci ma in fondo ci credono ancora, ognuno dei quali è fiero del proprio stile individuale ma è anche (e soprattutto) fiero di far parte di una famiglia come il Klan. Una famiglia che è diventata, anno dopo anno, produzione dopo produzione, un marchio di fabbrica, un mondo a sé stante, un movimento, qualcosa di nuovo ed inedito che non c’entra praticamente nulla con il resto della scena hip hop italiana. In poche parole, il Klan è riuscito a a fare la propria cosa senza cadere nella patologia cronica che affligge la statica e stereotipata scena italiana: inseguire forzatamente l’America in puro “tu vò fa l’americano ma si nato in Italii” style, dimenticando le proprie origini e le proprie radici. Il Truceklan invece, nel bene e nel male, non ha mai dimenticato Roma. E non è cosa da poco.

Ed allora si spiega benissimo un disco come ‘Ministero dell’Inferno’. Una sorta di manifesto della crew del male in ventidue tracce dalle tinte fosche, storie di degrado e malavita, un suono duro e puro che potrebbe addirittura essere ricondotto a ciò che nei novanta veniva catalogato sotto il termine “crossover”, samples impossibili, estetica da film splatter, disincanto, cinismo, crudezza, tutto il Klan al gran completo ed un nugolo di ospiti prestigiosi come Fabri Fibra, Danno, Kaos, Dogo Gang, Miss Violetta e Cripple Bastards a completare il delizioso quadretto. Il Klan è fatto di persone alienate eppure libere oltre ogni limite, ragazzi che in un’opera come questa dimostrano di essere vivi e di aver raggiunto la perfezione artistica, distanziando anni luce tutti i tentativi di plagio malriuscito. Nulla oggi suona come il Metal Carter di Nato cattivo, come le moderne storie pasoliniane del Chicoria di Per Kare, come il flow di Noyz Narcos e della sua Underground Rap Star, come le nerissime basi cucite da Lou Chano e Gengis Khan, come la cattiveria di Cole e come lo slang da americano de’ borgata Duke Montana. Nulla, davvero nulla oggi suona così.