Kelis – Flesh Tone

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
17 maggio 2010 Interscope www.iamkelis.com

Acappella

Si potrebbe dire che, dedicando un discorso a parte ad Erykah Badu, Kelis abbia rappresentato, incostantemente, ma in modo molto eccitante il dialogo da sempre esistente tra mainstream e l’r&b più artisticamente contaminato. In questo senso, da sempre, si aspettano anche, se non soprattutto, da lei quei passi che spostino un po’ più in là qualche confine.
Stavolta però forse si tratta insieme di qualcosa di più e qualcosa di meno. Di più, perchè l’entrata di Kelis nell’etichetta di Will.I.Am e la, contestuale, partecipazione come produttori di alcuni brani, ma anche come marchio di fabbrica, di personalità della dance music come David Guetta e Benny Benassi, tagliano di netto i ponti con il sodalizio con i The Neptunes e quindi con loro soul smerigliato, che nel passato aveva dato spunti interessanti, anche dopo la fine della collaborazione con Pharrell e soci. Di meno perchè, anche se inevitabilmente prima o poi sarebbe successo, a giocare col fuoco, con Flesh Tone, Kelis anziché risultare fresca e flirtante, ne esce risucchiata e avvinta nel nuovo ballo collettivo indifferenziato del 22esimo secolo.
Flesh Tone infatti, perde quasi ogni radice hip hop, e indirizza le sue preziose asperità vocali, così r&b, nell’ammorbidire brani che in più punti sono autenticamente disco, quando non propriamente house. L’album ci delude quindi in entrambe le direzioni. Preferivamo la Kelis burrosa e riccioluta di Tasty (2003), ad esempio, piuttosto che questo sudaticcio electroclash da omologazione.
Basta ascoltare le evidenti somiglianze tra Scream, sesta traccia di Flesh Tone prodotta da David Guetta, e Gettin’ Over You, la hit del momento in cui vi scrivo, di …indovinate un po’…David Guetta (feat. Fergie) che poi riprende i Black Eyed Peas, e il cerchio si chiude. Mi chiedo se tra 2-3 anni sentiremo alla radio una canzone come 4th Of July ci chiederemo di chi fosse indecisi tra Black Eyed Peas, Kelly Rowland, Kelis o magari Beyoncè o Lady Gaga.
La sua compattezza, 9 tracce, lo aiuta ad essere comunque un album molto a fuoco e non privo di momenti coinvolgenti. A spiccare è, appunto, l’ultima traccia Song For The Baby, che non a caso riparte in dalle attitudini soul di Kelis sviluppate in modo piuttosto intrigante, ma anche Acappella, singolo scalaclassifiche è un bel risultato, un reggaeton in apnea, con un’ottima resa della sua vocalità “strozzata”.
Ridondanza. Ridondanti sono i suoni ormai conclamati, ridondante l’estetica futurista, ridondante il rifiuto di una soul singer di essere “solo” una soul singer.