Mogwai – Rave Tapes

Acquista: Voto: (da 1 a 5)

Un disco che gioca su sottrazioni melodiche ed emotive tra mari di distensione ritmica e geometriche atmosfere sintetiche.

Gli scozzesi Mogwai, che con Rave Tapes giungono all’ottavo album in studio, sembrano lavorare sommessamente tra adagi strumentali e massicce spirali di synth analogici. Se dunque da un lato la band cerca di viaggiare su un universo parallelo, convergendo verso la rielaborazione di quelle percezioni già espresse nell’album Hardcore Will Never Die, But You Will (anch’esso prodotto da Paul Savage), dall’altro sembra voler volgere lo sguardo al suo passato, percorrendo le strade del già esplorato lungo diramazioni ritmiche che arrivano a toccare le radici della loro stessa origine, avvicinandosi alle convulsioni sognanti e dilatate contenute in dischi come Young Team e Come On Die Young.
Rave Tapes pare così sottostare a una sorta di equilibrio perfetto tra vecchio e nuovo, tra calma analogica e quiete sintetica, dando ampio spazio a una elettronica evanescente che intende allontanarsi dalla potenza chitarristica eversiva per abbracciare l’intimismo della dimensione acustica e strumentale.

Al centro rimane la melodia, nascosta tra delay onirici (Heard About You Last Night), acidità sintetiche (Simon Ferocious), delicati soffi pianistici su intensità vocali e testuali (Blues Hour), vocoder deformanti (Lord is Out Of Control) e messaggi subliminali (Repelish, dove Stuart Braithwaite, argomenta un discorso, tratto da un programma radiofonico del 1981 a cura dell’evangelista Michael Millis, in merito ai messaggi satanici veicolati in Stairway to Heaven dei Led Zeppellin).
Questi sono in definitiva i Mogwai di Rave Tapes col loro stile immediatamente riconoscibile, ma allo stesso tempo unico. Composto da flashback distensivi e onirici déjà vu, un lavoro di qualità che si manifesta sottovoce tra rifrazioni diffuse e riverberi accecanti.

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