Pere Ubu – Carnival Of Souls

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08 Settembre 2014 Fire Records ubuprojex

E’ curioso notare come parte di quella scena che rese glorioso il Post-Punk, oggi stia cercando nuove metodologie d’espressione nella musicazione di pellicole, utilizzando la descrizione come elemento portante. Ricorderete infatti il magnifico Pink Narcissus uscito proprio quest’anno a firma Tuxedomoon. Bene, oggi ci pensa David Thomas con i suoi Pere Ubu. Per la verità, il leader e unico superstite della formazione primigenia, già nel 2011 aveva cominciato questo processo prendendo in esame qualche scena de ‘Carnival Of Souls’, Horror B-Movie diretto da Herk Harvey. Il film, considerato in America come pellicola di culto e spesso proiettato nelle lugubri nottate di Halloween, diventò famoso grazie all’edificazione da parte del regista di un clima funereo, esaltato da un organo pastorale, capace da solo di rendere l’effetto sperato in moltissime scene – Ricordiamo, ad onor del vero, che siamo negli anni Sessanta Ndr-. Il suono dei Pere Ubu, in passato definito dallo stesso Thomas come Avant-Garage, e come accade per la protagonista della pellicola Mary Hanry, subisce qui il fascino prepotente del maligno. Nove movimenti in cui tutto sembra assecondare un lento passaggio al demoniaco, fino al culmine più profondo.

L’incipit ruspante à la Killing Joke Golden Surf II‘, propaga lentamente le proprie spore velenose in una notte dove i fantasmi danzano a tempo. L’ossessione è la pietra di paragone, mentre una certa paranoia ‘occulta’ sposta lentamente il tendaggio che ammanta il terrore puro. Nella Nick Caveiana ‘Visions Of The Moon‘ tutto sembra mutare: parabrezza, vetrate e specchi celano ormai figure demoniache sempre più invadenti e presenti all’interno di una realtà ormai distorta. L’uomo – Come viene chiamata la figura oscura che perseguita la protagonista del film Ndr-, il demone, o più precisamente la morte stessa, si stanno impossessando di un’anima già condannata, ma ignara del proprio destino. Così David Thomas, come un moderno Caronte ci accompagna nel viaggio, attraverso dissonanze atonali, spoken word, suoni sinistri, facendo affidamento su di una narrazione dell’aldilà largamente diffusa, qui implementata. Forse un’allegoria.

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