Patton – C

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Il Belgio è quel paese eclettico, tradizionalista e devoto alle contaminazioni che diede i natali ai dEUS e dove Gianni Maroccolo prese in prestito i Venus. Un territorio sempre attento agli U.S.A. del Post-Velvet Underground, ma troppo vicino al confine Francese per ignorarne le sinfonie sintetiche. Lo stesso Belgio dal quale emergono i fratelli Max e Sam Bodson, in arte Patton.

Formatisi del 1990 tra chincaglierie elettroniche e caos, in questi anni il duo ha studiato tanto. Lo hanno fatto a ritroso nel tempo, scavando fino alle radici del blues acustico, esplorando i più svariati territori emotivi. Oggi esce il loro terzo album dal titolo “C”, un estratto di maturità compositiva e approccio artigianale, tenuto insieme da una pasta sonora che tira in ballo riferimenti distanti anni luce tra loro. Nonostante ciò “C” è senza dubbio il loro lavoro più ambizioso e compiuto. Lo stile è quello del pop elettro-acustico, qui esaltato dal geniale confronto vocale fra i due fratelli; testi in inglese e francese perennemente a braccetto e in piacevole conflitto, furtivamente all’avanguardia, volutamente caotici e luccicanti.

Otto canzoni fungono da crocevia tra psichedelia, nostalgia esageratamente nineties e minimalismo sintetico.
Tra i ritmi compaiono le più svariate coordinate spazio-stilistiche, fra cui: il ritratto di uno spensierato Thurston Moore a passeggio per gli Champs-Élysées sulle note di “À La Craie”, la dolcezza indipendente dei falsetti che si materializzano nel singolo “Fossils & Bubbles” e nella successiva “Sheeps, Cows, You, I”. Mentre perdizione e rumorismo lisergico emergono dai rituali “Dead Flies Song” e “Mauve = Blanc”.

Questo è “C”, un Caleidoscopio in equilibrio tra esperienze, consapevolezza e fonti storico-geografiche, mixato e masterizzato dagli stessi fratelli Bodson, gelosi custodi del sapere, uniti da una sola anima e attenti alla scrittura quanto all’utilizzo della canzone come strumento.