DIIV – Is The Is Are

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Oshin fu solo un punto di partenza. Un ottimo punto di partenza, considerando che Zachary Cole Smith – padre del progetto DIIV, primariamente orientato ad una carriera solista – si ritagliò una figura nella scena indie non solo newyorkese ma anche internazionale, e quel primo disco (2012) fece guadagnare alla band visibilità, oltre che conseguenziali aspettative in un possibile lavoro successivo. Per sua stessa ammissione, il lavoro successivo sarebbe stato quello della maturità, quello del “real me” come lui stesso ha definito Is the is are. Le sonorità e l’oscurità delle tematiche trattate nei testi permettono di comprendere bene che sia stato riversato un modo di pensare per cui nasce il bisogno trasmettere qualcosa a chi ascolta.

La lunghissima tracklist di diciassette tracce ha un’ondivaga impronta voluta per trascinare a tratti in una sfera di solitaria, apparente calma, per poi risalire verso qualcosa di contorto e molto più rumoroso; dal tempo scandito come nella shoegaze dei classicissimi Slowdive ai Sonic Youth, che fungono da anello di congiunzione verso l’evoluzione in tracce alt-rock, sfumate da una dream pop à la Jesus and Mary Chain. Gli stessi titoli coinvolgono emotivamente, quasi già lasciando prefigurare ritmica e parole: Dopamine, Blue Boredom (Sky’s Song), Yr not far sono solo alcune di queste che ben legano il concetto di una nostalgica malinconia dark-waveiana che rende anche noi tanto nostalgici degli anni ’80. E stando alla produzione attuale di musica a livello internazionale, quella wave ha avuto una cassa di risonanza così potente da essere ripresa e diventare la ragione di diversi progetti emergenti.

Sembra un disco lunghissimo se ci limitassimo ai numeri, ma il coinvolgimento emotivo che per la maggior parte delle volte direziona verso angoli oscuri e malinconici, rende giusto l’alto numero delle tracce. Un numero giusto per spiegare il rifugio e la rinascita di Zachary Cole Smith dopo la tossicodipendenza, e per spiegarci chi è davvero: il frontman di un gruppo che è sempre più certezza, oramai non più alla ricerca di mere conferme.