Niagara – Hyperocean

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Nel nostro oceano critico sono ormai tre anni che discutiamo dei Niagara, senza mai santificarli, o  senza farne baluardi dell’elettronica (o post-elettronica) italiana. Forse non era ancora arrivato il momento, effettivamente, sebbene gli indizi fossero sparsi ovunque, forse più all’estero che in Italia. Gli indizi dell’imminente riconoscimento definitivo, della santificazione musicale scevra da posizioni patriottiche. Per farvi un esempio: andate in Inghilterra, dalle parti di Leeds e trovate la discografia dei Niagara tra gli scaffali del Norman Records; probabilmente vicino alle stimate produzioni di Alessandro Cortini. Otto e Don’t Take It Personally, risalenti rispettivamente al 2013 e al 2014, furono, infatti, due album dal discreto successo e dal sicuro valore. Poi il mondo ha cominciato ad avvicinarsi sempre di più ai Niagara: arrivano i remix del loro secondo disco. E capiamoci: non stiamo parlano di Pop_X che mette mano al lavoro de I Cani – per quanto questo sia apprezzabile -, ma qui si tratta di Acid Pauli (The Notwist), Liars, Christian Fennesz, Perdurabo, Reigns, Diego Perrone (quest’ultimi tre tra i nostri preferiti) e anche il tempestoso Yakamoto Kotzuga.

Oggi torniamo a parlare di acqua; dopo l’arsura moribonda di Die, ci immergiamo in un mondo buio e claustrofobico che sembra quasi esser composto di quella melma nera in cui Scarlett Johansson ha paralizzato una Scozia virile e spoglia (Under The Skin) – un richiamo che si rifà anche a quella Blackpool dei nostri, brano dove un uomo alla ricerca dell’acqua, e quindi vita, trova un pozzo di olio nero. Si faccia attenzione a una cosa: l’acqua non è concetto. È suono: e stranamente non assomiglia a quello che siamo in grado di ascoltare all’interno di una conchiglia. Ha ritmo, sensualità, respiro, cuore. Molti campionamenti sono stati registrati dal gruppo torinese – che vede prevalentemente le mani artistiche di Davide Tomat e Gabriele Ottino – per mezzo di idrofoni, durante delle immersioni subacquee. Quindi musica e concetto. Suono, corpo e idea. Si è creato un mondo, nuovo, diverso, Hyperocean per l’appunto, che vede il suo concretarsi nel video dell’omonimo brano. È un pianeta fatto d’acqua e suono, per niente rumoroso; privo di esseri umani, ma decisamente vivo. Pacifico e vibrante. (Piccola annotazione: il video del singolo – realizzato da Cy Tone – lo trovate su YouTube in qualità 4k e potete esplorarlo a 360°.)

Anche a livello musicale si raggiungono dimensioni ancor più profonde. I ritmi si dilatano. Quando qui abbiamo parlato dei Niagara li abbiamo subito avvicinati a progetti come Animal Collective o ai conterranei Drink to Me. Oggi questi paragoni non reggono più, se non parzialmente. Il primo richiamo sonoro che forse spicca è Nosaj Thing. Anche se il riferimento è piatto. Per immergici in questa dimensione acqustica – per dire acquatica e acustica – si possono citare i nomi di Actress e Oneohtrix Point Never. Ascoltate Hyperocean, innamorativi della tribale Frogdrops e perdetevi dentro le onde di Alfa 11. Non ne uscirete più, per quel motivo romantico del ritrovarsi in un oceano e non avere nemmeno una goccia da bere.