Nick Cave & The Bad Seeds – Skeleton Tree

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Quando le allucinazioni cominciarono a farsi vivide, l’oscurità trasformò quel distacco dalla realtà in un baratro.
“Where am I? Where am I?” sussurrò Arthur Cave agli amici presenti, prima di precipitare da una scogliera alta 60 piedi sotto l’effetto dell’LSD.

Dove ci troviamo precisamente nel momento esatto in cui un evento catastrofico, come la tragica perdita di un figlio, comincia a scavarci dentro cambiandoci in qualcosa di sconosciuto? Quanto lontano ci trasporta il presente nel tentativo di farci mutare il nostro modello originale d’esistenza, verso una forma capace di sopportarne e comprenderne le asprezze? Nick Cave, padre di Arthur, questa domanda se l’era già posta tanti anni fa. Fu a causa di un buio passaggio adolescenziale caratterizzato della scomparsa del padre in un incidente stradale. Un evento che segnò pesantemente l’estetica oscura dell’artista australiano che con l’ultimo “Push The Sky Away” sembrava aver intrapreso la strada giusta verso la redenzione dai propri demoni.

Oggi il nuovo dolore porta in dote un’inedita rielaborazione, qualcosa che prende forma nell’osservazione del sé più profondo, sviscerato dal proprio involucro d’apparenza. Con la duplice operazione One More Time With Feeling (Il Film di Andrew Dominik) / Skeleton Tree, Nick Cave decide di sottoporsi a quello che è stato giustamente definito dalla stampa come un: “Esorcismo pubblico”. One More Time With Feeling a cura di Andrew Dominik offre in primis uno spaccato agghiacciante. Incentrato sulla figura di Cave ma soprattutto sul processo di creazione del nuovo lavoro, riflette sullo spettatore tutto il dolore per la perdita del figlio, mettendo in condivisione col mondo un’autopsia (del vecchio sé) terapeutica, unica medicina prescrivibile nell’immediato. Un momento insostenibile che Cave decide di affrontare di petto, infliggendosi ferite profonde nel tentativo di delocalizzare il dolore.

Cambia Nick, cambia il suo modo di porsi nei confronti della propria arte, di guardare negli occhi l’assoluto, l’oscurità, la morte, cambia il suo rapporto con il linguaggio e con certa metrica d’esposizione – “Rings Of Saturn“. Skeleton Tree è un album profondo come l’abisso, a cui l’artista s’aggrappa disperatamente e mediante il quale lascia emergere la sua nuova visione tormentata. Una vera e propria presa di coscienza che investe inesorabilmente l’arte del nostro e le sue convinzioni pregresse sul mondo, affermando con forza la bellezza dell’attimo presente in rapporto all’eternità. Una naturale conseguenza legata all’elaborazione del lutto a cui però l’artista non pone alcuna resistenza; inerme al cospetto di quel buco nero in movimento che scava nei meandri della propria anima. Osservandolo, talvolta con stupefatta ammirazione.

Il Principe delle tenebre oggi non riflette sulla relazione diretta fra dolore e arte, ma agisce d’istinto; disperato e disarmato, portando a galla le spoglie della propria anima che lentamente deflagra alla luce del sole come i resti di un vampiro ferito al sorgere dell’alba. Lo scheletro di un albero sullo sfondo racconta delle foglie cadute, degli inverni rigidi e delle estati lussureggianti senza mai perdere di vista il concetto alla base di questa trasformazione; lui è ancora lì, in piedi, ad osservare i tramonti passare.

Data
Album
Nick Cave & The Bad Seeds - Skeleton Tree
Voto
5