Thom Sonny Green – High Anxiety

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Nella dimensione mentale in cui, anno di grazia 2016, si metta mano su di un qualsiasi disco electro, emerge chiaro un fatto: gli anni Novanta hanno segnato indelebilmente ed inevitabilmente un’epoca, agendo sul gusto personale di chi la musica la ascolta(va) ma soprattutto di chi ancora oggi la produce.

Come nel caso di questo primo album da solista di Thom Sonny Green, batterista degli inglesi Alt-J e momentaneamente in libera uscita, in cui i rimandi a quegli anni sono appunto indelebili ed inevitabili.

High Anxiety” nella sua umiltà trascina dolcemente in quella dimensione spazio temporale, un non luogo della mente visibile solo al buio e ad occhi chiusi, tra dolci sogni lisergici in dormiveglia e infiniti incubi da discese verticali.

E’ un continuo sprofondare e continuo risveglio di ricordi il disco di Thom Sonny Green, quasi come se ci sia una voluta indecisione di fondo nello scegliere la strada da percorrere, tra positività e successiva negazione della stessa, dove buio e la luce viaggiano paralleli durante l’ascolto per intrecciarsi e solo dopo ritornare sulle proprie strade d’origine.

Strade che percorrono l’electro sinfonica in battuta bassa (“Vienna“) o il clap-beat minimale (“Beers“), loop unplugged post industriali (“Blew“), sincopi ritmiche sfregiate da scretch (“Beach“), trip-hop vecchia maniera (“Grounds“), warpismi cerebrali e suadenti in stile Boards Of Canada (“Preach“) o giocosi giocattoli ricaricabili alla maniera di Aphex Twin (“Neon Blue“).

Tanti piccoli tasselli bon-tempi questi, di un unico grande mosaico che trovano nella tastiera synth di Mr. Green, l’unico e solo protagonista dell’album, il collante ideale: un disco/contenitore che ricorda nell’insieme il lavoro minimale del John Carpenter cinematografico per i momenti più cupi e pesanti quanto in genere alle orchestrazioni a gravità zero di Angelo Badalamenti per quelli più leggeri e soffici.

Pubblicato dalla attenta Infectious Music (la stessa che nel 2015 ha segnato il rientro sulle scene musicali dei pionieri Leftfield con cui lo stesso Green ha collaborato per alcuni remix), “High Anxiety” si traduce come un disco sicuramente non innovativo ma capace di emozionare.

Il brano posto quasi in chiusura (“Christ“) va da se: abbandono e consapevole sprofondare nel nulla, come un rave in slow motion dentro un sommergibile che ti porta sempre più giù, dove la luce rimane solo un vago ricordo.

Data
Album
Thom Sonny Green - High Anxiety
Voto
4