The Freeks – Shattered

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La scena Desert Rock anni Novanta era popolata da meravigliosi loser, uno di questi porta il nome di Ruben Romano. Fondatore di Stoner band leggendarie come Fu Manchu e Nebula (assieme al bassista Tom Davies), dalla batteria passa al microfono, imbracciando la sei corde, per dare sfogo alla propria vena Garage Psych con i The Freeks. Trattasi di un puro ensamble pop-nuggets capace di frullare il Proto Punk dei The Stooges alle asprezze dell’era Grunge messe in scena dai Mudhoney.

Tredici brani ferratissimi che non danno tregua all’ascoltatore, coinvolgendolo inevitabilmente. Parliamo del Rock’n’roll primordiale con sincopi da Seattle-sound di “Strange Mind“, di certe rincorse Punk (“Uncle Jack Truck“), dell’Heavy slowly rock di “La Tumba“, del beat-nuggets in salsa Acid di “Fast Farward“, della grinta degli MC5 in “Ivana”, e di quel tributo, col cuore caldo in mano che palpita, che risponde al nome di “Sylvia” – che a tutti gli effetti potrebbe sembrare un pezzo dei migliori Mudhoney. Il tutto ben suonato e pensato con passione e devozione.

Sulla furia talvolta svettano passaggi come “Blow Time Away“, delicata nenia lisergico narcolettica posta in chiusura album – ricordandoci alcuni passaggi propri dello Shoegaze britannico –, e la strumentale “The Spacebar“: roba per corrieri cosmici (grande in questo come su tutto l’album il lavoro di tessitura svolto dal tastierista Esteban Chavez).

Terzo album in otto anni, “Shattered” ammalia fin da subito. Attenzione a non rimanere ustionati dai resti di questo sole acido.

Data
Album
The Freeks - Shattered
Voto
4