Cut – Second Skin

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
20 Febbraio 2017 Area Pirata
Dischi Bervisti
Antipop
Bare Bones
soundofcut.com

Sesto album in studio in 21 anni di onorata carriera, e mai una delusione. Second Skin arriva a sette anni dal precedente “Annihilation Road” (2010), in mezzo, lo split con i Julie’s Haircut del 2013 e The Battle Of Britain – il live album registrato durante il tour Inglese.

La genesi del nuovo lavoro presenta delle discrepanze con la metodologia passata. Non più una registrazione in presa diretta – con l’idea già bella pronta del disco – ma il raggiungimento di un lavoro coeso mediante svariate session; anche per via del fatto che nel frattempo dalla band è uscito Francesco Bolognini (batteria). Quindi spazio alle idee, ed alle collaborazioni. Del resto, balenava già da tempo nell’aria l’idea di lavorare su un album che prevedesse una presenza massiva di collaborazioni – dal titolo “Cut Must Die“. Da qui, avendo già svariato materiale da parte, i nostri hanno deciso di integrare alcuni pezzi e qualche ospite appartenenti alle registrazioni di Cut Must Die all’interno del nuovo Second Skin: il disco del ventennale.

Nel tempo, gli avvicendamenti e le esperienze live – soprattutto in Inghilterra, anche grazie all’amicizia con i Settlefish –, hanno inevitabilmente aumentato la cifra artistica di una band già di per sé fantastica. Forse anche grazie ai progetti paralleli: basti pensare a quello solista di Ferruccio QuercettiFerro Solo“, di cui si avvertono le influenze.

Una copertina scura – che raffigura “Nel Buio“, quadro dell’artista modenese Simone Fazio – e la voglia di fare dannatamente sul serio: alla faccia del sarcasmo da quattro soldi che striscia sulle pagine dei social. La musica per i Cut è importante, è passione e vogliono portarci ad amare i loro dischi nella maniera più naturale: distruggendoli a furia di ascolti, si spera vinilici.

Ferruccio Quercetti
(chitarra, voce), Carlo Masu (chitarra, voce), Gaetano Maria di Giacinto (Batteria) mettono in piedi anche questa volta il loro spettacolo pirotecnico d’influenze: che spazia dal Punk fino al Noise, attraversando senza paura (e facendo propri) tutti i rivoli musicali che ci sono nel mezzo. A questo proposito, perde di significato la consueta etichetta Garage-Punk spesso affibbiata distrattamente alla band: i Cut sono molto di più, al netto di quegli ascolti psichedelici di genere – ’60 e Revival Ottanta – che sicuramente sono nelle corde dei nostri.

Ascoltando pezzi come “You Kill Me First” non può non saltare all’orecchio una certa dinamicità Punk sorretta dall’innesto di passaggi alle tastiere degni delle ultime produzioni dei Radio Birdman – ricordate Zeno Beach? Come è facile riconoscere il cammeo in onore dei The Sonics sul finale di Automatic Heart (Tacoma – non a caso – Time Travel). L’oscurità ammanta l’intera “Too Late“, mentre in “Take It Back To The Start” emergono cristalline le tastiere di Andrea Rovacchi dei Julies Haircut. Le complessità spigolose di certo Noise spadroneggiano nella notturna e pericolosissima traccia omonima, placandosi solamente al cospetto delle rive nineties di “The One Who Waits“. Ci sono i ricami degli ultimi Husker Du in “Paralysed” e le chitarre di J.Mascis in “Catch Me Fall“. Se non basta, davvero, è arrivato per voi il momento di riconsiderare il festival di Sanremo. Una delle loro prove migliori.

Data
Album
Cut - Second Skin
Voto
5