All posts by Stella De Minicis

John Carpenter – Lost Themes

John Carpenter – Lost Themes

La tracklist è evocativa di quel paranormale a tinte dark da sempre oggetto della ricerca stilistica dell’artista. L’atmosfera che pervade l’album è inconfondibilmente Carpenteriana, ed è quasi impossibile che la musica non evochi una sequenza di immagini all’ascoltatore, immagini soggettive, a cui il disco fa da perfetta colonna sonora.

Ninos Du Brasil – Novos Misterios

Ninos Du Brasil – Novos Misterios

Riti tribali, esperienza polisensoriale ipnotica, trance. Sepultura, cavalieri degli inferi che trascinano i dannati verso le viscere vive della terra, creature mitologiche che non fanno altro che smembrare e ricomporre esseri danzanti, parti del corpo che si attorcigliano, sensualità e morte.

Clark – Clark

Clark – Clark

Ci fa ballare incessantemente per 48 minuti, Clark, per poi lasciarci con un outro altrettanto cinematografica, stremati, al bagliore di un virginale, splendente grido. A chiederci se sia la quiete dopo la tempesta, oppure un monito di Eliotiana memoria: Così il mondo finisce / Non con uno schianto ma con un lamento.

“We need nothing to collide” il progetto di Mark Wheeler

“We need nothing to collide” il progetto di Mark Wheeler

Dalla collaborazione con Clay Weishaar e Russ Chimes nasce ‘We need nothing to collide’, che prende il titolo dall’omonima traccia del producer inglese. L’esperienza culmina in una serie di tre esperimenti. Il primo e il secondo esperimento mirano a creare un supporto visivo al suono attraverso l’utilizzo di openFrameworks, una “general purpose glue” open source, che utilizza il linguaggio di programmazione C++ per fornire un ambiente che assista la sperimentazione creativa.

Music Geek: Patatap

Music Geek: Patatap

Patatap è un’opera d’arte. O meglio, è un sito che consente a chiunque vi acceda, di produrre un’opera d’arte, sia questa musicale o visuale. Semplicemente con la tastiera del computer. Pigiare sui tasti produce una melodia – creata dal duo Lullatone – ed un’immagine; colore e suono sono regolabili tramite barra spaziatrice.

Gazelle Twin – Unflesh

Gazelle Twin – Unflesh

Alternando l’aggressività di industrial beat sintetici – GUTS –, alla dolcezza malinconica di nenie per figli mai nati – Premonition –, Elizabeth Bernholz esplora a tutto tondo la tematica del rapporto con il proprio corpo, qui grandissimo antagonista. Un viaggio che si apre e chiude in maniera altrettanto drammatica – Stille Life – e che rivela un modus operandi molto differente, sia nel soggetto che nel suono, rispetto all’album di debutto

Woman’s Hour – Conversations

Woman’s Hour – Conversations

Fondamentale è il concetto di ritmo – Our Love Has No Rythm – sia questo quello giusto o quello sbagliato: una unbroken sequence di azioni che porta ad una stabilità basata sulla sofferenza, raccontata sulle note di un heartbreaking synth-pop. Conversations, ispira la gratitudine di un rifugio benevolo, consola senza fare domande. La stessa sensazione di dolce oblio che si prova nel mettere la testa sotto il piumone, nelle fredde domeniche mattina d’inverno.

Tuxedomoon – Pink Narcissus

Tuxedomoon – Pink Narcissus

Calza come un guanto sulle scene, senza mai prendere il sopravvento, accompagnando lo spettatore attraverso il sogno in modo garbato, gentile, adattando la musica all’immagine, cosicchè l’atmosfera onirica si propaghi a tutti i sensi in modo ipnotico e totale.
Una pellicola che è Arte, una colonna sonora che è Capolavoro, un mix che infine da i brividi. Tuxedomoon come Re Mida: ciò che toccano, diventa oro.

Ben Frost – A U R O R A

Ben Frost – A U R O R A

Una musica a tratti spaventosa, avvolgente ed incontaminata come la foresta, violenta come l’occhio del ciclone, sintetica ma capace di rievocare spontaneamente la ferocia di un disastro naturale, uno scontro tra zolle terrestri, un’onda anomala. Supera la dance, la noise, è fusione di ritmi tribali e forme di vita bioluminescenti, grande della collaborazione di artisti del calibro di Thor Harris (SWANS), Greg Fox (ex-Liturgy) e Shahzad Ismaily.