The Temper Trap – Thick As Thieves
Divagando e divagando ancora proveremo a raccontarvi l’ultimo disco dei The Temper Trap, il primo dall’uscita del chitarrista Lorenzo Sillitto.
Divagando e divagando ancora proveremo a raccontarvi l’ultimo disco dei The Temper Trap, il primo dall’uscita del chitarrista Lorenzo Sillitto.
“Nocturnal Koreans” dura poco, neanche mezz’ora, ed è talmente bello che vorresti non finisse mai, ma infondo basta rimetterlo daccapo per rendersi conto che è perfetto così.
Una band che nella sua accezione di Post-Rock rievoca le esperienze Kraut di maestri come Tangerine Dream e i Kraftwerk. e che in questo piccolo gioiello cerca di farci vivere a pieno un’esperienza stupenda per quanto straniante.
Registrato nel Novembre del 2015 da Steve Albini a Chicago, il nuovo lavoro mantiene intatta la dinamica decostruttiva dei brani aumentandone le derive à la Nick Cave periodo Birthday party, qui drogate da un Post-Hardcore triturato e slegato da qualsivoglia influenza di genere, Noise a buon mercato e Post-Punk.
Una band che con il terzo episodio sembra aver centrato il bersaglio grosso; un risultato figlio di una cura certosina su ogni aspetto della propria musica, condotto con sacrificio e amore.
I There Will Be Blood sembrano davvero possedere nel DNA lo spirito giusto, la passione ed il rispetto per approcciare alla materia in maniera personale e coerente. Non perdeteli.
Composto da 9 tracce, quasi tutte prese dall’ultimo album – tranne “Brain Machine” e “My Time”, estratte dal precedente EP uscito solo in 7″ e del pezzo inedito “Breakable” –, il lavoro si presenta come perfetta summa artistica della band. Qualcosa che mantiene intatte le asprezze legate agli albori del progetto, lasciandone liberamente emergere i nuovi sviluppi.
Suoni aspri dunque e discordi, che si sposano con la visone della realtà elaborata dagli Action Dead Mouse, nella quale somministrare visceralità all’ordinario vissuto.
Gli elementi di mistero e di incognita non risiedono più nell’ombra e nel buio ma sono così palesi e irrorati di luce che tornano ad essere invisibili a causa del processo inverso, a causa dell’accecamento.
Rock e Crossover, Grunge à la Green River, esperimenti vocali complessi e talvolta devoti alla figura di Layne Staley, tracce di Hardcore: sudore sangue e lacrime. Questo è Mantra dei Ritmo Tribale.
Un album unico, spettrale e cupo, ma allo stesso tempo radioso nella sua capacità di inserire l’ascoltatore nei meandri del malessere di un uomo. Il male di vivere non sarà mai più così ben descritto in musica, permettendo all’ascoltatore di conoscere un amico dotato di una sensibilità superiore, troppo superiore, tanto da arrivare all’autodistruzione.
Sedici canzoni, una produzione modaiola, la speranza di vincere. “California” punta in alto. “California” punta in alto e perde tutto. Ma per favore, non chiamateli Blink 182.
Corb Lund possiede l’impronta dei grandi, e le sue doti di autore, ancora più che da performer sono da tenere ben presenti alla luce della sua coerenza.
Un disco politico, intimo, orgoglioso e leggero. Non si finisce mai perché c’è dentro la vita di un tizio, non solo la sua arte di musicista. E che qui dentro ci sia la sua vita lo suggerisce anche una piccola assenza: tutte quelle cantanti e nemmeno un minuto con Samantha Urbani.
I Rolling Stones con quest’album si confermano come la band “Rock” per eccellenza e gettano le basi per lo sviluppo del genere, oltre ovviamente ad aver raggiunto uno dei tanti apici nella loro sfolgorante carriera.