Recensioni

Bedhead – What Fun Life Was

Bedhead – What Fun Life Was

La musica qui diventa introspezione, diventa distacco; essa crea nuove realtà, ci posiziona al di fuori del mondo. È una nuova madre. Ma non sapremo mai suonare la Musica, e ogni nota è una rappresentazione luttuosa di un desiderio.

Refused – Freedom

Refused – Freedom

Freedom segna in un certo senso un nuovo inizio per la band di Umeå che si affaccia in maniera più adulta alle sue produzioni musicali. Non è sicuramente il miglior album dei Refused, ma è un buon disco da ascoltare e che conserva forti slanci musicali anche se a tratti non sempre incisivi e messi totalmente a fuoco.

Mutoid Man – Bleeder

Mutoid Man – Bleeder

Un lavoro nel quale tutto ragiona per addizione, evolvendosi come un virus in progressione verso lo sfascio schizoide. Il domino evolutivo prende come punto di partenza il recente passato della band: batteria Hardcore, echi di psichedelia drogata, Heavy che strizza l’occhio al Progressive e indica la strada verso le dune di un deserto Stoner

The Seeds – The Seeds

The Seeds – The Seeds

Un lavoro che getta le basi attitudinali per l’avvento del Punk-Rock un decennio prima che questo esploda, rimanendo ancorato al proprio tempo, al Flower-Power – che verrà evidenziato maggiormente nei lavori seguenti – qui trattato con l’accetta.

The Monks – Black Monk Time

The Monks – Black Monk Time

Black Monk Time fu un clamoroso flop. Il mondo non era pronto per tutta quell’irriverenza, figuriamoci la Germania. Oggi rappresenta, a ragione, un caposaldo della musica Rock, e la loro sfacciataggine come il loro lavorare costantemente per addizione potrebbe essere riassunto un una sola parola: talento.

Padna – Alku Toinen

Padna – Alku Toinen

In “Alku Toinen” affiora il senso più scomodo del vuoto d’anima, ma ad ogni ascolto emerge un fascino melodico ben traducibile e in grado di far toccare con mano il vortice di emozioni di un sorprendente Nat Hawks.

Algiers – Algiers

Algiers – Algiers

L’album degli Algiers prova ad iscriversi nello stesso campionato di Kendrick Lamar ( “Black Eunuch” rende l’idea) anche se, per certi versi, ne rappresenta un opposto. Questo degli Algiers, semplificando, è di base il lavoro di una band no wave.