Hiatt John – Beneath This Gruff Exterior

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

John Hiatt è un artista eclettico, in circa 30 anni di carriera ha passato in rassegna praticamente tutti i generi e gli stili musicali tipici degli Stati Uniti, e lo ha fatto con grande classe. Nella sua discografia si può trovare di tutto, dal blues al rock stradaiolo più grezzo, dal country al folk, dalle sperimentazioni ai confini con il punk al songwriting americano, dal southern rock alle ventate bluegrass. Ma la cosa che sorprende di più è che tutti i dischi di Hiatt sono di una qualità molto elevata, difficile se non impossibile trovare un suo lavoro che potremmo definire brutto. Il merito di questo va soprattutto alla grande intelligenza di questo artista: Egli è un eccellente songwriter dotato di una voce roca ed espressiva, questi sono i suoi punti di forza senza dubbio, la sua lacuna più grande è la parte strumentale: Il John Hiatt musicista non è certo all’altezza del cantante e dello scrittore; Per ovviare a questo John si è sempre circondato di ottimi musicisti e soprattutto di grandi chitarristi. Con Ry Cooder ha sfornato il suo capolavoro quel Bring The Family che a tutt’oggi rimane il punto più alto della sua carriera e uno dei dischi fondamentali del rock made in USA. In quel capolavoro l’accoppiata tra la slide di Cooder e la voce di Hiatt era riuscita a ricreare atmosfere magiche e coinvolgenti come di rado mi è capitato di sentire. Finito il sodalizio con il chitarrista californiano John ha iniziato a collaborare con un altro mago della slide, quel Sonny Landreth ora definito il vero re di questo strumento, a completare la formazione ci sono David Ranson al basso e Kenneth Blevins alla batteria; Questa formazione prende il nome di “The Goners” e con loro Hiatt ha composto 2 lavori prima di questo: “Slow Turning” del 1988 e “The Tiki Bar Is Open” del 2001. Se quest’ultimo era un disco abbastanza “scanzonato” e divertente con Beneath This Gruff Exterior John ritorna direttamente alle sonorità di Slow Turning. Infatti questa sua nuova fatica è un disco che richiama fortemente le sonorità del sud, un disco registrato in presa diretta per ricreare l’atmosfera che si respira nei club della Louisiana e del Mississippi, il tutto imperniato sulla voce nera come l’inferno di John e sulla “chitarra parlante “ di Sonny Landreth.
Si parte subito forte con “Uncommon Connection” e “How Bad’s the Coffee” due brani di rock sporco e sudato dove l’accoppiata Hiatt – Landreth fa subito capire che questo è il loro campo da gioco preferito, quello in cui si trovano a meraviglia. “The Nagging Dark” è una classica road song di quelle che fanno pensare a lunghe strade deserte e polverose magari da percorrere in moto con il vento in faccia. Sulla stessa scia troviamo “My Baby Blue”, ma in questo caso ancora più che nella precedente John sa comporre una melodia coinvolgente improntata sui fantastici “solo” di Sonny sempre più ispirato; Davvero una song notevole che fa da apripista per la parte migliore dell’album. Si parte con “My Dog and Me” una ballata semi-acustica di grande impatto che si apre con uno strepitoso intro slide, il tamburello a segnare il tempo e la voce di John più espressiva che mai. Ottimo aperitivo prima del capolavoro assoluto del disco: “Almost Fed Up With the Blues” un possente R&B di quelli da lasciarci incollati alla poltrona; In questo brano esce tutta la potenza vocale di Hiatt, una forza espressiva tale da far passare in secondo piano perfino la chitarra di Landreth e non è certo poco!!! La triade delle meraviglie si conclude con “Circle Back”: Qui si ritorna prepotentemente alle sonorità sudiste con la slide protagonista assoluta a dettare un ritmo incalzante e coinvolgente. Dopo questa scorpacciata di ritmi infuocati è il momento di rilassarsi un po’ con “Missing Place”. L’intro di armonica ha un forte sapore “springstiniano” come tutta la canzone, una ballata folk-rock di quelle in cui il Boss è maestro. Concludiamo la nostra carrellata con “Fly Back Home” bel pezzo dalla forte impronta southern che potrebbe tranquillamente essere uscito dalla penna di Greg Allman.
12 songs di livello elevatissimo che vanno a comporre un disco molto bello e evocativo, l’accoppiata Hiatt – Landreth si dimostra una delle più convincenti in circolazione e il songwriting di John è sempre più ispirato e convincente.
“Beneath This Gruff Exterior” è un disco vero, sudato volutamente grezzo e proprio per questo dannatamente bello, uno di quegli album che una volta messo nel nostro lettore non ne uscirà per diverso tempo. Grande John Hiatt ancora un colpo da meastro.