Cat Power – You are free

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Non sono mai stato un grande ammiratore di Cat Power, ma stavolta debbo riconoscere che la cantautrice statunitense ha davvero fatto centro, regalandoci questa collezione di ballate indie folk-rock veramente godibili. Non che molto sia cambiato nella sua ricetta musicale: i soliti arrangiamenti minimali, molta chitarra acustica in primo piano, sezione ritmica presente solo a tratti e violini sbilenchi a dare quel tocco sadcore che va sempre bene. Forse sono proprio le composizioni ad essere migliori, finalmente ispirate ed estremamente ben assemblate nella loro evidente ma quantomai opportuna convenzionalità. La forza evocativa di questo “You are free” è forte quel tanto da suggerire alla mente pacate visioni di soleggiate e verdi praterie, tranquilli sentieri di campagna, riflessive passeggiate al tramonto lungo limpidi ruscelli. Non troverete al suo interno raffinati arrangiamenti o sofisticate soluzioni, nè inutili dimostrazioni di tecnica strumentale: qui tutto è all’insegna dell’immediatezza e di un ricercato senso di approssimazione, persino nei momenti più eleganti come, ad esempio, nelle ballate al pianoforte (“I don’t blame you” e “Evolution”). La voce è al solito delicata e sognante, impegnata ad individuare malinconiche melodie circolari e ripetute, in netto contrasto con la ruvidezza di brani quali “Shaking paper” o “Free”, e trova terreno fertile per i suoi laceranti sussurri soprattutto nell’ ultra melodica “Good Woman”, dove una chitarra elettrica lievemente satura si fa largo tra (stranamente) eleganti interventi di archi e celestiali cori in sottofondo. Un coinvolgente indie rock dalle venature southern vi farà letteralemente vibrare in “Speak for me”, forse il brano più riuscito e ricercato dell’intero disco, mentre la trascinante e melodicamente martellante “He war” è forte di un bel groove basso-batteria che dona respiro ad un disco caratterizzato in gran parte da piacevoli e tristi ballate acustiche. Quello che più mi ha colpito di questo disco è l’attitudine volta a conquistare l’ascoltatore con semplici arrangiamenti, quasi come se si volesse dare molta rilevanza al fatto che molte idee funzionano anche ,e forse di più, se presentate in una veste non lontanissima da quella embrionale. Non sarà il disco dell’anno o un disco che passerà alla storia, ma può rappresentare un’azzeccata colonna sonora nei vostri momenti più rilassati.