Ferry, Brian – Boys and Girls

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Nel 1982 abbiamo assistito allo split definitivo dei Roxy Music, che ci regalarono lo splendido “Avalon”, ma poteva un artista del calibro di Brian Ferry restarsene con le mani in mano? La risposta, ovviamente, è no, e nel 1985 il cantante inglese da alle stampe “Boys and Girls”. Cosa mai sarà cambiato rispetto ad “Avalon”, ultimo lavoro col gruppo? Non molto a dire il vero, ma dopo tutto il mastermind dei Roxy era proprio lui, Ferry, il primattore che recita magistralmente la parte del poeta decadente e fascinoso, regalandoci un album eccezionale.
“Boys and Girls” è un album di autentico rock di classe, forse l’album più sensuale e patinato che abbia mai sentito, e non a caso il primo single “Slave to love” ha fatto parte della colonna sonora del cult “9 settimane e ½”, divenendo uno dei pezzi più noti del carismatico cantante.
Nove canzoni di altissima classe e d’incredibile atmosfera… l’ideale sarebbe effettivamente ascoltarsi quest’album in piacevole compagnia, ma non fate l’errore di pensare che solo per questo si tratti di canzonette. Già il pezzo introduttivo, “Sensation”, ci vuole quasi dire cosa possiamo aspettarci dall’album, sensazioni forti e una forte carica sensuale, senza mai scadere nel patetico o nel banale come di frequente capita in album di questo tipo.
Probabilmente alcuni di voi avranno almeno sentito l’intrigante “Don’t stop the dance”, con un Ferry più suadente che mai e un giro di basso davvero memorabile… già, perché non c’è solo il buon Brian in “Boys and Girls”: ottimamente abituato a collaborare con musicisti eccellenti, egli si avvale anche qui di collaboratori di eccezionale calibro per la stesura delle musiche, che si integrano armoniosamente con la sua voce. Chitarre, basso e sax contribuiscono a creare atmosfera esotiche, a volte paiono quasi volerci portare sulle spiagge di certi famosi telefilm di quegli anni – è il caso di “Windswept” o dell’omonima “Boys and Girls”, posta a conclusione dell’album. Poi se volete qualche nome di questi collaboratori, eccovi accontentati: Mark Knopfler, David Gilmour, Tony Levin, Marcus Miller giusto per citare i più noti. Si tratta bene il buon Brian, non c’è che dire.
Le atmosfere sono simili a quelle di “Avalon”, anche se la carica sensuale e decadente è qui fortemente accentuata, come possiamo constatare dalle lyrics. Tuttavia, ciò che più mi ha colpito di “Boys and Girls” è la sua assoluta mancanza di “cali”, Ferry sembra essersi superato offrendoci nove gemme d’intensità ineguagliabile e assai varie fra loro, grazie alla sua abilità nel cambiare registro vocale e ai suoi eccezionali collaboratori.
Vi confesso che è stato finora l’unico album di Ferry solista che abbia mai ascoltato. La critica e il pubblico all’unanimità l’hanno acclamato come il suo miglior lavoro solista e non stento a crederlo: un lavoro di questo livello è ben difficile da superarsi. Se volete ascoltarvi un esempio del miglior rock di classe e d’atmosfera, credo proprio che questo faccia al caso vostro.