Radiohead – Hail to the thief

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto:

Strano gruppo i Radiohead. O meglio, la gente è strana. Forse i Radiohead hanno le chiavi per entrare nella nostra testa rilasciando dischi uno più bizzarro dell’altro, riuscendo sempre a stupire e a risultare intoccabili. Sì, perchè a loro è concesso tutto: dai beats elettronici ad inquietanti rumori di ogni tipo che si mischiano a melodie di una tristezza tipicamente inglese e ad essere considerati a ragione uno dei gruppi più estrosi del globo e, allo stesso tempo, uno di quelli che sconvolgono la programmazione di MTV. Hail to the thief è una fotografia sbiadita del nostro tempo, è la frenesia delle inutili rincorse quotidiane messe in musica, è la constatazione del nostro niente.Insomma: è puro e magnifico modernismo musicale, con tutti i pro e i contro che esso comporta.Qualcuno si aspettava un ritorno alle sonorità di Ok Computer, altri la prosecuzione del discorso intrapreso con Kid A: i Radiohead si tolgono dall’imbarazzo facendo nè l’una nè l’altra cosa, dando vita ad una avanguardistica creatura che si nutre esclusivamente di incubi metropolitani, lasciando a noi poveri mortali le inutili discussioni di quello che avrebbe potuto essere.I Radiohead non ascoltano le urla ingiustificate dei fans o le presuntuose critiche dei giornalisti, non sono dei musicanti su richiesta, soddisfano solo la loro necessità creativa, sono pittori di sinistri scenari contemporanei in cui Thom Yorke è un affascinante interprete, agro come mai prima d’ora, ed ascoltarlo nel suo sofferto cantato è un invito ad aprire gli occhi di fronte a ciò che ci circonda e scoprire pian piano quanto piccoli siamo diventati con le nostre smisurate ambizioni da impiegato, i nostri sorrisi forzati che nascondono un’incomprensibile invidia e insoddisfazione. Thom ci aspetta nei sentieri contorti dei nostri sogni per dare inizio alle apocalittiche visioni elettroniche, sorrette da taglienti chitarre dilatate che sembrano urlare dalla disperazione e che condurranno ad un inevitabile risveglio della nostra coscenza. Non tutti saranno sensibili alle sue parole, ai suoi sussurri, ai suoi lamenti, ma chi come me si nutre di emozioni saprà godere di questo viaggio, inizialmente estenuante, ma che presenterà sul finale del disco dolcissimi episodi che premieranno il coraggio di aver aspettato fiduciosi il posto che spetta a noi anime delicate. Non riesco a staccarmi dall’ascoltare questo sogno musicale, ma in fondo ditemi: c’è davvero un buon motivo per cui dovrei staccarmi?