Bob Log III – Log Bomb

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Ritorna Bob Log III e con lui ritornano “le tette canterine”, non sono impazzito e nemmeno sono stato preso da un improvviso attacco di machismo; Questo “pazzo scatenato” è follemente innamorato delle curve femminili tanto da farle letteralmente suonare in quello che lui ha battezzato “Tit Clapping”, se a questo aggiungiamo che le poche foto presenti nel cd lo ritraggono sempre in compagnia di ragazze in toples e dell’immancabile bicchiere di scotch il gioco è fatto. Ma facciamo un passo indietro: Bob Log III è una “one man band”, il nostro suona la chitarra slide rigorosamente non accordata (o accordata a caso), coi piedi batte il tempo su rudimentali percussioni e canta indossando un vecchio casco da motociclista a cui è applicata una cornetta del telefono per filtrare la voce. I testi delle sue songs come potrete facilmente immaginare sono tutti incentrati sul binomi sesso\alcool. Potrà sembrare strano ma questo singolare personaggio funziona, gia nel precedente “Trike” (album in cui fece la sua prima apparizione il “tit clapping”) Bob aveva dato prova di inventiva e lungimiranza, con questo nuovo lavoro si ripete. Il suo è un blues sporco, tagliente e ossessivo ma molto efficace. D’altronde dobbiamo ricordare che i primi bluesmen suonavano quello che gli capitava tra le mani, dalle latte di benzina vuote a rudimentali chitarre formate da un asse di legno a cui venivano applicate delle corde reperite alla bene meglio. Ora se applichiamo questo concetto ai giorni nostri il risultato è certamente Bob Log III. Tipico blues del Delta il suo, uno stompin’ blues selvaggio con la slide che stride in continuazione e la voce filtrata che rimanda ai tempi lontani dei primi juke point mentre le percussioni segnano incessantemente il tempo in modo martellante. Rispetto al precedente lavoro in questo Bob è supportato occasionalmente da un coro femminile e nell’ultimo brano del disco “Slide Guitar Ride Junior” da tal Big Daddy Bobby (Bob Log Junior) , così è scritto sul booklet, al Kazoo.. Tra le canzoni più interessanti citiamo la title track che apre il disco una sorta di slow blues dal ritmo ipnotico, la seguente “One man Band Boom” in cui Bob più che cantare parla e urla come un ossesso; Boob Scotch è una sorta di inno ai suoi due grandi amori di cui abbiamo parlato prima (scotch e tette) ed è una delle rare occasioni in cui la voce non è filtrata. A dire il vero “tit clapping” in questo disco si nota poco, le poche note di copertina non sono d’aiuto, ma poco importa: Il lavoro è davvero gustoso anche se certamente poco convenzionale e non adatto a tutte le orecchie. Chi scrive è un amante delle stranezze tipiche di casa Fat Possum per cui apprezzo molto questo lavoro e apprezzo ancora di più la voglia di osare e quel senso di autoironia che lo pervade. Questo resta comunque un bel disco di blues moderno profondamente legato al Delta del Mississippi.