Sylvian, David – Secrets of the Beehive

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Pochi dischi al mondo toccano gli apici di eleganza raggiunti in questo terzo album di David Sylvian, “Secrets of the Beehive”. Corre l’anno 1987, e l’ex leader degli storici Japan si toglie definitivamente di dosso i panni del giovane glamster che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, per compiere il suo viaggio nei sentieri della spiritualità e dell’esoterismo, iniziato col precedente “Gone to earth”. Toni sommessi, placide visioni sonore, raffinatezza ed eleganza dal gusto autunnale: questo è lo scenario in cui la suadente voce di David Sylvian si fa assoluta protagonista, quasi silenzionsa, schiva, che non ama le luci dei riflettori; al contrario preferisce di gran lunga ambienti appena illuminati dalla soffusa luce di una candela e impreziositi dal caldo profumo della cera. La sua musica è sublime poesia, pura bontà sonora, e ha nel pianista Ryuiki Sakamoto un efficace e fidato alleato, il cui delicato tocco pianistico prepara l’esordio vocale di David, che carezzerà la vostra immaginazione nel brevissimo prologo “September”. Un’atmosfera da sogno introduce la successiva “The boy with the gun”, dai vaghi sapori jazz nell’utilizzo del contrabbasso, mentre David è impegnato in sottili intrecci vocali da brivido che lasceranno un segno indelebile nella vostra memoria. I toni non si muovono, il panorama sonoro suggerisce un mare in assenza di vento al tramonto, e nell’oscura “Maria” non ci sono cenni di cambiamento. Questa piacevole sensazione di stasi viene lievemente interrotta dalla raffinatissima “Orpheus”, luminoso affresco di una eleganza senza eguali, in cui il leggero e sofisticato drumming di Steve Jansen (anch’egli ex Japan) prepara il terreno a delicati archi sullo sfondo, morbidi interventi pianistici che accolgono un fantastico solo di sax, ed infine, la solita, meravigliosa prova vocale di David Sylvian, che non smette mai di incantare l’ascoltatore. “When poets dreamed of angels”, Mother and child” e “Waterfront” sono altri piccoli gioielli di ricercata finezza musicale che imparerete ad amare maggiormente soltanto dopo ripetuti ascolti, ma è nella conclusiva “Forbidden colours” che si toccano impensabili livelli di grazia, classe e avvenenza artistica, in cui il celebre motivo pianistico di “Merry Christmas, Mr. Lawrence” di Sakamoto viene accuratamente ornato dalla unica, profonda e toccante voce di Sylvian e dalla semplice ma efficace batteria di Steve Jansen. Signori: in questo lavoro si rasenta la perfezione, nel suo genere non ci sono opere altrettanto riuscite. Ma non ha senso di parlare di generi in questo contesto, poichè l’autore si mantiene in costante equilibrio sui confini di molti stili, dall’ambient al soft-rock, dal jazz al prog acustico, senza entrare a pieno in nessuno di essi e senza pienamente uscirne. L’unico elemento che ricorre è sempre l’eleganza, comunque e per sempre, qualsiasi genere emerga in qualsiasi momento del disco. Musica senza spazio e senza tempo.