Christian Death – Ashes

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“Ashes”, uscito nel 1985, è il secondo e ultimo atto dei Christian Death di Rozz Williams e Valor Kand ma anche uno dei migliori album in assoluto mai sfornati dalla band californiana. Entrambi i frontman riescono a tirar fuori il meglio di sé, riuscendo a migliorare il già ottimo “Catastrophe Ballet”, tenendone gli episodi più lugubri e angoscianti.
Già “lugubre e angosciante” sono gli aggettivi che meglio di tutti possono definire quest’album, cui la voce di Rozz e le musiche conferiscono un cupo alone di spettralità.
L’intro della title-track “Ashes” è una melodia abbozzata al pianoforte che presto lascia spazio a un lento e cupo basso e a un Rozz più gelido e teatrale che mai, accompagnato dagli inquietanti sussurri della “strega” Gitane Demone e dalla chitarra di Valor, il cui suono si è decisamente fatto più duro e aspro rispetto al precedente album. La canzone acquista via via ritmo fino a giungere a un finale vorticoso e travolgente concluso da un sinistro suono di gong. Forse il miglior pezzo mai composto da Williams.
“Ashes part 2” è un pezzo lento e strumentale, giocato su sinistri suoni prodotti da archi e chitarra, oltre al monotono e pesante incedere delle percussioni di David Glass. I sussurri finali ci introducono in “When I was bed”, pezzo che alterna un ritornello “quasi-nenia” cantato da Rozz e maliardamente sussurrato da Gitane alla chitarra di un Valor in stato di grazia per tutto l’album.
“Lament (over the shadows)” alterna il ritornello di una folkeggiante canzone tedesca (“Lament”) dolcemente cantato da Gitane a una parte recitata da Rozz, che sembra aver molto apprezzato a suo tempo il David Bowie cantore di Kurt Weill.
“Face” è un pezzo aggressivo dalle forti reminescenze punk, in cui sono la chitarra e le percussioni a farla da padrone assoluto.
“The luxury of tears” è una cupa ballad in cui duettano Rozz e Gitane, sicuramente la canzone più orecchiabile dell’intero album, mentre la conclusiva “Of the wound” è il pezzo più agghiacciante, sinistri e stridenti archi e la registrazione di un pianto infantile creano un’atmosfera ancor più inquietante introducendo la riverberante voce di Rozz, che recita in un silenzio interrotto da strdenti e disturbanti campionamenti. E’ la fine di un incubo.
“Ashes”, un must assoluto per coloro che volessero provare ad apprezzare il mondo di Rozz Williams e dei Christian Death, un mondo visionario e grottescamente surreale, unico.

Solo un appunto: se voleste acquistare quest’album e trovaste una qualche vecchia edizione (label Nostradamus e Cleopatra) puntate su quelle e prendete l’edizione Candlelight solo se non riuscite a trovare altro… passi per alcune lacune della registrazione (tutto sommato accettabile), ma il booklet, se tale si può chiamare, è osceno e il contenuto multimediale insignificante. Buone invece le tracce live-bootleg aggiunte, però potevano metterne più di quelle due striminzite…