Logh – Every Time a Bell Rings an Angel Gets His Wings

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)

Ennesimo gruppo proveniente dalle freddi lande svedesi, questi Logh stanno diffondendo il loro verbo pian piano, ed è un bel diffondere dal momento che questi ragazzi ci sanno davvero fare con le loro sonorità eteree e le stralunate melodie difficilmente incasellabili in un preciso contesto musicale, ma che devono molto ai Radiohead di “Ok Computer” e a certo post rock di ultima generazione, quello per intendersi caratteristico dei nostrani Giardini di Mirò. “Every time a bell rings…” è il loro primo disco, risalente al 2002, passato pressochè inosservato dalle nostre parti ma che ha ben impressionato la critica di mezz’ Europa e d’oltre oceano. Questo lavoro colpisce subito per la buonissima produzione, per i suoni cristallini e per un piacevolissimo senso di organicità riscontrabile per buona parte della sua durata. La partenza è da brivido, “In cold blood” è una vera e propria delizia paradisiaca nel cantato à la Jeff Buckley su quell’irregolarissimo strumming chitarristico che culmina in una fantastica digressione strumentale, dove una gilmouriana slide guitar farà tornare in mente i nostri viaggi sul lato oscuro della luna. Ormai persi in questa cosmica suggestione non ci resta che farci ammaliare dalla bellezza estetica di “Yellow lights mean slow down…”, psichedelico trip in territori indie rock con ancora le slide guitars del bravissimo Jens Hellgrenn impegnate a disegnare paesaggi crepuscolari . “The passage” e la successiva “Note on bathroom mirror” godono dell’ ispiratissimo cantato di Mattias Friberg, molto ben appoggiato su evocative textures chitarristiche snodate su regolari e precise ritmiche e che mira a farsi ricordare senza troppe difficoltà, mentre la strumentale “Music for fligh recorders” sembra uscita dalle session di “Rock Action” dei grandi Mogwai. Richiami lo-fi sull’ interessante “Look Alike”, che nei suoi due minuti e mezzo riesce comunque ad esprimere le grandi potenzialità in ambito di innovazione e originalità di questi Logh. Finisce qui la parte migliore del disco, in quanto gli episodi successivi sembrano essere dei discreti riempitivi che di fatto nulla aggiungono a quanto detto finora. Rimane comunque un esordio più che positivo, con episodi davvero convincenti nella prima parte che spero facciano da riferimento per quello che sarà l’imminente nuovo album.