Townes Van Zandt – In the Beginning…

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E’ una storia strana e anche piuttosto triste quella di Townes Van Zandt: Per anni è stato uno dei songwriter più influenti della sua generazione, i suoi colleghi lo veneravano considerandolo un punto di riferimento ( basti considerare la sua “Poncho & Lefty” divenuta poi un grande successo di Emmylou Harris e Willie Nelson) e di ispirazione mentre l’industria discografica lo ha sempre considerato una mezza figura, un personaggio poco vendibile. Troppo schivo e modesto per recitare il ruolo di super star. Questo almeno fino al 1996\97 anno in cui Townes ha ceduto alla malattia abbandonando questo mondo (non si è mai ben capito se fosse successo il 31 dicembre o il primo gennaio). Presi dalla solita follia da avvoltoi quali sono alcuni discutibili personaggi hanno allora deciso di immettere sul mercato molto materiale live del nostro. Peccato che queste registrazioni risalissero al periodo in cui l’artista stava lottando contro il male che lo affliggeva e fossero state curate davvero male, delle accozzaglie di brani un po’ studio un po’ live gettati in pasto al pubblico cavalcando l’onda di commozione che tutti gli amanti della buona musica ,soprattutto gli artisti, avevano dentro dopo la morte di Townes. Questa è stata una delle operazioni più bieche di cattivo gusto a cui ho mai assistito. Ora a distanza di molti anni grazie a Jeanene Van Zandt (moglie di Townes) e a Jack Clement abbiamo la possibilità di ascoltare le prime registrazioni dello sfortunato artista effettuate nel 1966 proprio per Clement. Attenzione non si tratta di una semplice raccolta di demo, questo è un signor disco dove gia si sente la grandezza di Van Zadt e va inserito di diritto tra i dischi migliori dell’artista. Nonostante queste fossero le sue prime registrazioni in studio Townes dimostra gia una grande sicurezza e maturità. Sono una serie di ballate solo voce e chitarra, scarne,malinconiche toccanti. Egli ci racconta le storie di gente comune, vagabondi e barboni, paesaggi lontani e tristezza interiore, il tutto con la sua grande voce e il suo modo unico di pizzicare le corde della chitarra. Ci sono le sue maggiori influenze da Dylan ( “Black jack mama”, “Gypsy Friday”) a Hank Williams (Waitin’ for the day), c’è il blues grezzo e sporco di “Black Widow”, c’è il folk e c’è il country con la favolosa ballata “Colorado Round” in stile texano e la stupefacente “Black Crow Blues” così intima e allo stesso tempo imponente. Le registrazioni sono odi ottima qualità e il booklet è davvero splendido con molte foto e tutti i quadri dipinti da Townes. Disco caldamente consigliato a tutti, un modo per conoscere o non dimenticare un grande musicista, un artista vero e purtroppo molto sfortunato.